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Panoramica

 

La politica di creazione di valore cui si ispira il Gruppo Prysmian è da sempre basata su una efficace gestione dei rischi. A partire dal 2012 Prysmian, nel recepire le disposizioni introdotte dal “Codice di Autodisciplina delle Società Quotate di Borsa Italiana” (Codice di Autodisciplina) in materia di gestione dei rischi, ha colto l’occasione per rafforzare il proprio modello di governance ed implementare un sistema evolutivo di Risk Management che promuove una gestione proattiva dei rischi attraverso uno strumento strutturato e sistematico a supporto dei principali processi decisionali aziendali. Tale modello cd. di Enterprise Risk Management (ERM), sviluppato in linea con i modelli e le best practice internazionalmente riconosciute, consente infatti al Consiglio di Amministrazione ed al management di valutare consapevolmente gli scenari di rischio che potrebbero compromettere il raggiungimento degli obiettivi strategici e di adottare ulteriori strumenti in grado di anticipare, mitigare ovvero gestire le esposizioni significative.

 

Il modello ERM in concreto

 

Il Chief Risk Officer di Gruppo (CRO), designato per il governo del processo ERM, ha il compito di garantire, insieme al management, che i principali rischi afferenti Prysmian e le sue controllate siano tempestivamente  identificati, valutati e monitorati nel tempo. Un apposito Comitato Interno per la Gestione dei Rischi (composto dal Senior Management del Gruppo) assicura inoltre, attraverso il CRO, che il processo di ERM si sviluppi in modo dinamico, ossia tenendo conto dei mutamenti del business, delle esigenze e degli eventi che abbiano un impatto sul Gruppo nel tempo. Di tali evoluzioni il CRO relaziona periodicamente (almeno due volte l’anno) al vertice aziendale. Si rimanda alla sezione Corporate Governance della presente Relazione per un approfondimento sulla struttura di governance adottata e le responsabilità attribuite agli organi incaricati.

 

Il modello ERM adottato, formalizzato all’interno della ERM Policy di Gruppo che ha incorporato le lineeguida in materia Sistema di Controllo Interno e Gestione dei Rischi a loro volta approvate dal Consiglio di Amministrazione già nel 2014, segue un approccio “top down”, ovvero indirizzato dal Senior Management e dagli obiettivi e dalle strategie aziendali di medio-lungo termine. Esso si estende a tutte le tipologie di rischio/opportunità potenzialmente significative per il Gruppo, rappresentate nel Risk Model - riportato nella figura sottostante - che raccoglie in cinque famiglie le aree di rischio di natura interna o esterna che caratterizzano il modello di business di Prysmian:

  • Rischi Strategici: rischi derivanti da fattori esterni o interni quali cambiamenti del contesto di mercato, decisioni aziendali errate e/o attuate in modo non adeguato e scarsa reattività a variazioni del contesto competitivo che potrebbero pertanto minacciare la posizione competitiva ed il conseguimento degli obiettivi strategici del Gruppo;
  • Rischi Finanziari: rischi associati al grado di disponibilità di fonti di finanziamento, alla capacità di gestire in modo efficiente la volatilità di valute e tassi di interesse;
  • Rischi Operativi: rischi derivanti dal verificarsi di eventi o situazioni che limitando l’efficacia e l’efficienza dei processi chiave impattano sulla capacità del Gruppo di creare di valore;
  • Rischi Legali e di Compliance: rischi connessi a violazioni di normative nazionali, internazionali, di settore, comportamenti professionalmente scorretti e non conformi alla politica etica aziendale che espongono a possibili sanzioni minando la reputazione del Gruppo sul mercato;
  • Rischi di Pianificazione e Reporting: rischi correlati ad effetti negativi derivanti da informazioni non complete, non corrette e/o non tempestive con possibili impatti sulle decisioni strategiche, operative e finanziarie del Gruppo.

In ottemperanza alle modifiche del Codice di Autodisciplina pubblicate con l’edizione di Luglio 2015, il Risk Model di Gruppo è stato rivisto esplicitando, all’interno della famiglia dei rischi strategici, l’area dedicata al tema della Corporate Social Responsability, al fine di indirizzare una più puntuale identificazione dei rischi di sostenibilità economico, ambientale e sociale del Gruppo che potrebbero compromettere la creazione di valore nel tempo dei propri shareholders / stakeholders.

Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre affidato, a partire dal 1° gennaio 2016, al Comitato per la Remunerazione e le Nomine il compito di supervisionare le questioni di sostenibilità connesse all’esercizio dell’attività del Gruppo, come descritto nella relazione di Corporate Governance.

Il management coinvolto nel processo ERM è tenuto ad utilizzare una comune metodologia chiaramente definita per misurare e valutare gli specifici eventi di rischio in termini di impatto, probabilità di accadimento  e livello di adeguatezza del sistema di controllo in essere, intendendosi:

  • impatto economico-finanziario su EBITDA atteso o cashflow, al netto di eventuali coperture assicurative e contromisure in essere e/o impatto di tipo qualitativo in termini reputazionali e/o di efficienza/continuità operativa, misurato secondo una scala da irrilevante (1) a critico (4);
  • che un certo evento possa verificarsi sull’orizzonte temporale di Piano, misurata secondo una scala da remota (1) a alta (4);
  • livello di controllo ovvero di maturità ed efficienza dei sistemi e dei processi di gestione del rischio in essere, misurato secondo una scala da adeguato (verde) a non adeguato (rosso).

 

La valutazione complessiva deve inoltre tenere conto della visione prospettica del rischio, ovvero della possibilità che nell’orizzonte considerato l’esposizione sia crescente, costante o in diminuzione.

I risultati della misurazione delle esposizioni ai rischi analizzati sono poi rappresentati sulla cd. Heat Map, una matrice 4x4 che, combinando le variabili in oggetto, fornisce una visione immediata degli eventi di rischio ritenuti più significativi.

La visione complessiva dei rischi di Gruppo consente al Consiglio di Amministrazione ed al Management di riflettere sul livello di propensione al rischio del Gruppo, individuando pertanto le strategie di risk management da adottare, ovvero valutare per quali rischi e con quale priorità si ritenga necessario porre in essere, migliorare, ottimizzare azioni di mitigazione o più semplicemente monitorarne nel tempo l’esposizione. L’adozione di una certa strategia di risk management dipende tuttavia dalla natura dell’evento di rischio identificato, pertanto nel caso di:

  • rischi esterni al di fuori del controllo del Gruppo, sarà possibile implementare strumenti che supportino la valutazione degli scenari in caso di realizzazione del rischio definendo i possibili piani di azione per la mitigazione degli impatti (es. attività di controllo continuativo, stress test sul business plan, stipula di accordi assicurativi, piani di disaster recovery, ecc.);
  • rischi parzialmente indirizzabili dal Gruppo, sarà possibile intervenire attraverso sistemi di trasferimento del rischio, monitoraggio di specifici indicatori di rischio, attività di hedging, ecc.;
  • rischi interni e indirizzabili dal Gruppo, sarà possibile, in quanto insiti nel business, attivare azioni mirate di prevenzione del rischio e minimizzazione degli impatti attraverso l’implementazione di un adeguato sistema di controllo interno e relative attività di monitoraggio e auditing.

L’ERM è un processo continuo che si attiva, come definito nella ERM Policy, nell’ambito della definizione del Piano strategico e di business triennale del Gruppo, identificando i potenziali eventi che potrebbero influenzarne la sostenibilità, e di cui si effettua un aggiornamento annuale attraverso il coinvolgimento del management aziendale chiave.

Nell’ambito dell’esercizio 2016, il citato processo ha coinvolto i principali business/function manager del Gruppo consentendo di identificare, valutare e gestire i fattori di rischio più significativi - di cui si riportano di seguito le principali informazioni -, ivi inclusi i temi di sostenibilità economico, ambientale e sociale del Gruppo volti ad assicurare la creazione di valore nel tempo di shareholders / stakeholders. Per maggiori dettagli sulla gestione della sostenibilità di Gruppo, si rinviaall’apposito paragrafo del Bilancio di Sostenibilità dell’Esercizio, disponibile sul sito web della Società www.prysmiangroup.com nella sezione Corporate/Sostenibilità/Downloads/Report di Sostenibilità.

La classificazione utilizzata nel Risk Model descritto in precedenza viene dettagliata di seguito, evidenziando i fattori di rischio rilevanti per tipologia e le strategie intraprese al fine di mitigare tali rischi. Per quanto riguarda, in particolare, i rischi finanziari, gli stessi sono ripresi e maggiormente dettagliati nelle Note illustrative al Bilancio consolidato, Sezione D (Gestione dei rischi finanziari).

Come indicato all'interno delle Note illustrative al Bilancio consolidato (Sezione B.1 Base di preparazione), gli Amministratori hanno verificato l’insussistenza di indicatori di carattere finanziario, gestionale o di altro genere che potessero segnalare criticità circa la capacità del Gruppo di far fronte alle proprie obbligazioni nel prevedibile futuro ed in particolare nei prossimi 12 mesi. In particolare, sulla base dei risultati economici e della generazione di cassa conseguiti nel corso degli ultimi anni, oltre che delle disponibilità finanziarie risultanti al 31 dicembre 2016, gli Amministratori ritengono che, esclusi eventi straordinari non prevedibili, non sussistano rilevanti incertezze tali da far sorgere dubbi significativi circa la capacità dell’impresa di proseguire la propria attività in continuità aziendale.

Rischi strategici

 

Rischi connessi allo scenario competitivo

 

Molti dei prodotti offerti dal Gruppo Prysmian, principalmente nel business del Trade & Installers e Power Distribution, sono realizzati in conformità a specifiche industriali standard risultando intercambiabili con i prodotti offerti dai principali concorrenti. Il prezzo costituisce pertanto un fattore determinante nella scelta del fornitore da parte del cliente. L’ingresso sui mercati maturi (es. Europa) di competitor non tradizionali, ovvero piccole-medie aziende manifatturiere con bassi costi di produzione e la necessità di saturare gli impianti produttivi, unitamente al possibile verificarsi di una contrazione della domanda di mercato, si traducono in una forte pressione competitiva sui prezzi con possibili conseguenze sui margini attesi dal Gruppo.

Inoltre, in segmenti ad alto valore aggiunto - come l’Alta Tensione terrestre, i Cavi Ottici e i cavi Sottomarini - si rileva un tendente inasprimento della competizione sia da parte degli operatori già presenti sul mercato che di nuovi player entranti con modelli organizzativi più snelli e flessibili, in entrambi i casi con conseguente possibile impatto negativo sia sui volumi che sui prezzi di vendita. Con particolare riferimento al business dei cavi Sottomarini, le elevate barriere all’entrata derivanti dal possesso di tecnologia, know-how e track record difficilmente replicabili dai concorrenti spingono la concorrenza dei grandi player di mercato non tanto sul prodotto quanto sui servizi ad esso connessi.

La strategia di razionalizzazione degli assetti produttivi attualmente in corso, la conseguente ottimizzazione della struttura dei costi, la politica di diversificazione geografica e, non per ultimo, il continuo impegno nella ricerca di soluzioni tecnologiche innovative aiutano il Gruppo nel fronteggiare i potenziali effetti derivanti  dal contesto competitivo.

 

Fattori quali l’andamento del Prodotto Interno Lordo, dei tassi d’interesse, la facilità di ricorso al credito, il costo delle materie prime, il livello generale di consumo di energia, influenzano significativamente la domanda energetica dei Paesi che, in un contesto di continua difficoltà economica, riducono gli investimenti per lo sviluppo dei mercati. Analogamente, si riducono gli incentivi pubblici a favore di fonti energetiche alternative e di sviluppo delle reti di telecomunicazione. All’interno del Gruppo Prysmian, il business della trasmissione (cavi sottomarini ad alta tensione), della Power Distribution e del Telecom, risentono delle altalenanti contrazioni della domanda del mercato europeo, in cui sono fortemente concentrati, dovute al protrarsi della situazione congiunturale locale.

Per fronteggiare tale rischio, il Gruppo persegue da un lato una politica di diversificazione geografica verso Paesi extra-Europei (es. Vietnam, Filippine, ecc.) e dall’altro una strategia di riduzione dei costi attraverso la razionalizzazione degli assetti produttivi a livello globale, al fine di mitigare i possibili effetti negativi sulle performance del Gruppo in termini di riduzione delle vendite e contrazione dei margini.

Inoltre, il Gruppo monitora costantemente le evoluzioni del contesto geopolitico mondiale che, a seguito - ad esempio - dell’introduzione di determinate politiche industriali a livello Paese, potrebbero richiedere una revisione delle strategie aziendali già definite e/o l’adozione di meccanismi tali da salvaguardare il posizionamento competitivo del Gruppo.

 

Nel business SURF il Gruppo Prysmian detiene un’importante relazione commerciale con la compagnia brasiliana Petrobras per la fornitura di cavi ombelicali, sviluppati e prodotti nella fabbrica di Vila Velha in Brasile. Alla luce delle continue difficoltà economiche del Paese con conseguente contrazione del mercato locale dei cavi ombelicali e di una crescente pressione competitiva sull’innovazione tecnologica di prodotto, la sostenibilità anche parziale del business in Brasile potrebbe essere impattata.

Il Gruppo, impegnato nel mantenere e rafforzare nel tempo la relazione commerciale con il cliente, ha avviato una progressiva riorganizzazione interna della business unit volta all’efficientamento dei processi aziendali, nonché un orientamento sempre più spinto verso lo sviluppo di nuovi prodotti per garantire soluzioni tecniche ed economiche che permettano di ridurre i costi di produzione.

Il Gruppo Prysmian opera ed è presente con strutture produttive e/o societarie anche in paesi asiatici, nel Centro-Sud America, nel Medio Oriente e nell’Est Europa. L’attività del Gruppo in tali paesi è esposta ad una serie di rischi legati ai sistemi normativi e giudiziari locali, all’imposizione di tariffe o imposte, ai rischi di tasso di cambio, nonchè all’instabilità politica ed economica che influisce sulla capacità delle controparti commerciali e finanziarie locali di far fronte alle obbligazioni assunte.

Significativi mutamenti nel quadro macroeconomico, politico, fiscale o legislativo nei paesi sopramenzionati potrebbero avere un impatto negativo sull’attività e sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Gruppo, pertanto, come già menzionato nei paragrafi precedenti, il Gruppo monitora costantemente le evoluzioni del contesto geopolitico mondiale che potrebbero richiedere una revisione delle strategie aziendali già definite e/o l’adozione di meccanismi tali da salvaguardarne il posizionamento competitivo e le performance.

Rischi finanziari

 

La strategia di risk management del Gruppo Prysmian è focalizzata sull’imprevedibilità dei mercati ed è finalizzata a minimizzare potenziali effetti negativi sulle performance finanziarie del Gruppo. Alcune tipologie di rischio sono mitigate tramite il ricorso a strumenti finanziari (tra cui strumenti derivati).

La gestione dei rischi finanziari è centralizzata nella Direzione Finanza di Gruppo che identifica, valuta ed effettua le coperture dei rischi finanziari in stretta collaborazione con le unità operative del Gruppo.

La Direzione Finanza, Amministrazione e Controllo di Gruppo fornisce principi scritti per monitorare la gestione dei rischi, così come fornisce principi scritti per specifiche aree riguardanti il rischio di cambio, il rischio tasso di interesse, il rischio credito, l’utilizzo di strumenti derivati e non derivati e le modalità di investimento delle eccedenze di liquidità.

Tali strumenti finanziari sono utilizzati ai soli fini di copertura dei rischi e non a fini speculativi.

 

La volatilità del sistema bancario e finanziario internazionale potrebbe rappresentare un potenziale fattore di rischio relativamente all’approvvigionamento di risorse finanziarie ed al costo di tale approvvigionamento. Il Gruppo ritiene di aver significativamente mitigato tale rischio in quanto, nel corso degli ultimi anni, è sempre stato in grado di reperire risorse finanziarie sufficienti e ad un costo competitivo.

Le principali fonti di finanziamento del Gruppo sono:

  • Credit Agreement 2014: si tratta di una linea di credito revolving di Euro 1.000 milioni della durata di 5 anni finalizzata nel mese di giugno 2014. L’operazione di erogazione era stata caratterizzata, oltre che dall’ammontare rilevante conseguito a seguito dell’ampia disponibilità dei lender, dall’ottenimento di un costo anche più competitivo rispetto alle linee di credito precedenti. Per la linea di finanziamento è stato confermato il livello più ampio dei covenant  finanziari già applicato ad altri finanziamenti. Il tasso di interesse annuo è pari alla somma dell’Euribor e di un margine annuo determinato in relazione al rapporto tra Posizione finanziaria netta Consolidata ed EBITDA Consolidato. La linea al 31 dicembre 2016 non risultava essere utilizzata.
  • Revolving Credit Facility 2014: si tratta di una linea di credito concessa da Mediobanca - Banca di Credito Finanziario S.p.A..per un valore di Euro 100 milioni, con durata quinquennale, al 31 dicembre 2016 risultava utilizzata per Euro 50 milioni. La linea è stata cancellata in data 31 gennaio 2017: per ulteriori dettagli si rimanda al paragrafo Fatti di rilievo successivi alla chiusura dell’esercizio.
  • Finanziamento BEI: si tratta di un finanziamento di Euro 100 milioni erogato a febbraio 2014 da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) destinato a sostenere i piani di Ricerca &Sviluppo (R&S) del Gruppo in Europa nel periodo 2013-2016. Al 31 dicembre 2016 il finanziamento era in essere per Euro 75 milioni, a seguito del rimborso delle prime tre rate;
  • Prestito obbligazionario convertibile: nel 2013, a marzo, era stato completato il collocamento presso gli investitori istituzionali di un Prestito obbligazionario convertibile in azioni della Società di Euro 300 milioni con cedola pari all’1,25% e scadenza marzo 2018;
  • Prestito obbligazionario 2015 non convertibile: a marzo 2015 Prysmian S.p.A. ha completato il collocamento presso investitori istituzionali di un prestito obbligazionario, unrated, sul mercato Eurobond, per un importo nominale complessivo di Euro 750 milioni. Il prestito obbligazionario ha una durata di 7 anni, una cedola annuale fissa pari al 2,50%, con un prezzo di emissione pari a Euro 99,002. Il regolamento delle obbligazioni è avvenuto in data 9 aprile 2015. Il titolo è stato ammesso alla quotazione presso la Borsa del Lussemburgo ed è negoziabile nel relativo mercato regolamentato. Le entrate del prestito obbligazionario sono state utilizzate da Prysmian per rimborsare l’Eurobond di Euro 400 milioni in scadenza il 9 aprile 2015, e per estinguere in via anticipata la linea Term Loan facility 2011 per Euro 400 milioni.

Al 31dicembre 2016, il totale delle disponibilità liquide e delle linee di credito committed non utilizzate risultavano superiori ad 1 miliardo di Euro.

Per un’analisi dettagliata dell’indebitamento verso banche e altri finanziatori si rimanda a quanto riportato nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

All’interno dei contratti di finanziamento citati nel paragrafo precedente sono presenti requisiti finanziari (financial covenants) e requisiti non finanziari (non financial covenants) che il Gruppo è tenuto a rispettare. Questi requisiti potrebbero limitare la possibilità del Gruppo di incrementare ulteriormente il proprio indebitamento netto, a parità di altre condizioni; qualora la società dovesse non rispettare uno dei covenants, ciò porterebbe al verificarsi di un evento di default che, se non risolto in accordo con i termini previsti dai rispettivi contratti, potrebbe portare ad una revoca degli stessi e/o ad un rimborso anticipato degli ammontari eventualmente utilizzati. In tale eventualità, il Gruppo potrebbe non essere in grado di rimborsare anticipatamente le somme richieste e si potrebbe conseguentemente generare un rischio di liquidità.

I covenants finanziari vengono misurati in occasione della semestrale al 30 giugno e del bilancio annuale al 31 dicembre. Al 31 dicembre 2016 tutti i covenants, finanziari e non, erano pienamente rispettati. In particolare:

  • il rapporto tra EBITDA e Oneri finanziari netti, come definiti nei contratti di finanziamento, risultava pari a 15,63x (rispetto ad un covenant richiesto non inferiore a 5,50x per i contratti di finanziamento stipulati fino a dicembre 2013 e 4,00x per quelli stipulati nel 2014);
  • il rapporto tra Posizione finanziaria netta ed EBITDA, come definiti nei contratti di finanziamento, risultava pari a 0,74x (rispetto ad un covenant richiesto inferiore a 2,50x per i contratti di finanziamento stipulati fino a dicembre 2013 e 3,00x per quelli stipulati nel 2014).

Allo stato attuale e considerando il livello dei covenants finanziari citato precedentemente, il Gruppo Prysmian ritiene di non dover fronteggiare tale rischio nel prossimo futuro. Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

Il Gruppo Prysmian è attivo a livello internazionale ed è pertanto esposto al rischio cambio derivante dalle valute dei diversi paesi in cui il Gruppo opera (principalmente il Dollaro statunitense, la Sterlina inglese, il Real brasiliano, la Lira turca e il Renminbi cinese). Il rischio cambio nasce nel momento in cui transazioni future o attività e passività già registrate nello stato patrimoniale sono denominate in una valuta diversa da quella funzionale della società che pone in essere l’operazione.

Per gestire il rischio cambio derivante dalle transazioni commerciali future e dalla contabilizzazione di attività e passività in valuta estera, la maggior parte delle società del Gruppo Prysmian utilizza contratti a termine stipulati dalla Tesoreria di Gruppo, che gestisce le diverse posizioni in ciascuna valuta.

Tuttavia, predisponendo la Società il proprio bilancio consolidato in Euro, le fluttuazioni dei tassi di cambio utilizzati per convertire i dati di bilancio delle società controllate, originariamente espressi in valuta estera, potrebbero influenzare la situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Gruppo.

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

Le variazioni dei tassi di interesse influiscono sul valore di mercato delle attività e passività finanziarie del Gruppo Prysmian nonchè sugli oneri finanziari netti. Il rischio di tasso di interesse a cui è esposto il Gruppo è originato prevalentemente dai debiti finanziari a lungo termine. Tali debiti sono sia a tasso fisso che a tasso variabile.

I debiti a tasso fisso espongono il Gruppo a un rischio fair value. Relativamente al rischio originato da tali contratti il Gruppo non pone in essere particolari politiche di copertura, ritenendo che il rischio non sia significativo. I debiti a tasso variabile espongono il Gruppo a un rischio originato dalla volatilità dei tassi (rischio di “cash flow”). Relativamente a tale rischio, ai fini della relativa copertura, il Gruppo può far ricorso a contratti derivati del tipo Interest Rate Swap (IRS), che trasformano il tasso variabile in tasso fisso, permettendo di ridurre il rischio originato dalla volatilità dei tassi. L’utilizzo dei contratti IRS danno la possibilità di scambiare a specifiche scadenze la differenza tra i tassi fissi contrattati e il tasso variabile calcolato con riferimento al valore nozionale del finanziamento. Il potenziale rialzo dei tassidi interesse, dai livelli minimi raggiunti nel corso degli ultimi anni, potrebbe rappresentare un fattore di rischio per i prossimi trimestri.

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

Il rischio di credito rappresenta l’esposizione del Gruppo Prysmian a potenziali perdite derivanti dal mancato adempimento delle obbligazioni assunte dalle controparti sia commerciali che finanziarie. La gestione di tale rischio è monitorata centralmente dalla Direzione Finanza di Gruppo e, nel caso di controparti commerciali, è gestita operativamente dalle singole società controllate. Il Gruppo non ha eccessive concentrazioni del rischio di credito, tuttavia, alla luce delle difficoltà economiche e sociali in cui versano alcuni Paesi in cui il Gruppo opera, l’esposizione potrebbe subire un peggioramento richiedendo un monitoraggio più puntuale. A tal proposito, il Gruppo dispone di procedure volte a controllare che le controparti commerciali e finanziarie siano, rispettivamente, di accertata affidabilità e di elevato standing creditizio.Inoltre a mitigazione del rischio di credito, è operativo un piano assicurativo globale sui crediti commerciali che copre quasi la totalità delle società del Gruppo.

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

 

Il rischio di liquidità indica la capacità delle risorse finanziarie disponibili di rispettare gli impegni di pagamento verso le controparti commerciali o finanziarie nei termini e scadenze prestabiliti.

Per quanto riguarda le necessità di cassa legate al capitale circolante del Gruppo Prysmian, queste aumentano in misura significativa durante la prima metà dell’anno, quando il Gruppo inizia l’attività produttiva in vista dell’arrivo degli ordinativi, con conseguente temporaneo aumento dell’indebitamento finanziario netto.

Una gestione prudente del rischio di liquidità implica il mantenimento di un adeguato livello di disponibilità liquide e di titoli a breve termine, la disponibilità di fondi ottenibili mediante un adeguato ammontare di linee di credito committed nonché un tempestivo avvio delle negoziazioni sui finanziamenti in corso di maturazione. Per la natura dinamica del business in cui opera il Gruppo Prysmian, la Direzione Finanza di Gruppo privilegia la flessibilità nel reperire fondi mediante il ricorso a linee di credito committed.

Al 31 dicembre 2016, il totale delle disponibilità liquide e delle linee di credito committed non utilizzate risultava superiore a 1 miliardo di Euro.

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative al Bilancio consolidato.

 

 

Il Gruppo Prysmian acquista principalmente rame e alluminio rappresentanti oltre il 50% del totale delle materie prime impiegate nella realizzazione dei propri prodotti. Il Gruppo neutralizza l’effetto di possibili variazioni del prezzo del rame e delle altre principali materie prime tramite attività di hedging o meccanismi automatici di adeguamento dei prezzi di vendita. L’attività di hedging è basata su contratti di vendita o su previsioni di vendita, che nel caso venissero disattese, può esporre il Gruppo a rischio di oscillazione dei prezzi delle materie prime.

La Direzione Acquisti di Gruppo, attraverso una funzione appositamente dedicata, monitora e coordina centralmente le transazioni commerciali che richiedono l’acquisto di materie prime e le relative attività di hedging effettuate da ciascuna controllata.

Inoltre, il protrarsi della crisi petrolifera ed il mantenimento dei bassi prezzi del petrolio, rende sempre meno appetibile il mercato estrattivo, esponendo i business SURF e Core Oil & Gas ad un rallentamento, seppur con impatti non significativi sul Gruppo -tali business rappresentano infatti solo circa il 4% dei Ricavi ed il 1% dell’EBITDA rettificato del Gruppo.

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

Rischi operativi

 

Responsabilità per qualità/difetti del prodotto

 

Eventuali difetti di progettazione e realizzazione dei prodotti del Gruppo Prysmian potrebbero generare una responsabilità dello stesso di natura civile e/o penale nei confronti dei propri clienti o di terzi; pertanto il Gruppo, come gli altri operatori del settore, è esposto al rischio di azioni per responsabilità da prodotto nei paesi in cui opera. Il Gruppo, in linea con la prassi seguita da molti operatori del settore, ha stipulato polizze assicurative che ritiene adeguate per cautelarsi rispetto ai rischi derivanti da tale responsabilità; tuttavia qualora le coperture assicurative non risultassero adeguate la situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Gruppo potrebbe subire effetti negativi.

In aggiunta, il coinvolgimento del Gruppo in questo tipo di controversie e l’eventuale soccombenza nell’ambito delle stesse potrebbe esporre il Gruppo a danni reputazionali, con potenziali ulteriori conseguenze negative sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria.

 

I progetti relativi a collegamenti sottomarini o terrestri con cavi ad alta/media tensione sono caratterizzati da forme contrattuali che, prevedendo una gestione del progetto “chiavi in mano”, impongono il rispetto di tempistiche e standard qualitativi garantiti da penali pari ad una determinata percentuale del valore del contratto con la possibilità di arrivare fino alla risoluzione dello stesso.

L’applicazione di tali penali, l’obbligo di risarcire eventuali danni, nonché gli effetti indiretti sulla supply chain in caso di ritardi nella consegna o per problemi di produzione, potrebbero influire significativamente sulle performance di progetto e dunque sulla marginalità del Gruppo. Da non escludere eventuali danni reputazionali sul mercato.

Data la complessità dei progetti “chiavi in mano”, il Gruppo Prysmian ha implementato un processo di gestione della qualità che impone una vasta serie di test su cavi e accessori prima che gli stessi siano consegnati e installati, nonchè definito coperture assicurative ad hoc, spesso ricorrendo ad un pool di compagnie, in grado di mitigare l’esposizione ai rischi dalla fase di produzione fino alla consegna.

Inoltre, conseguentemente ai risultati emersi per il rischio in oggetto nell’ambito del processo ERM, la Direzione di Risk Management, con il supporto dell’Area Commerciale, ha implementato un processo sistematico di risk assessment applicabile a tutti i progetti “chiavi in mano” sin dalla fase di offerta, con l’obiettivo di individuare, valutare e monitorare nel tempo l’esposizione del Gruppo ai rischi specifici e prevedere le necessarie azioni di mitigazione. La decisione di proporre un’offerta al cliente dipenderà pertanto anche dai risultati del risk assessment.

Il business dei cavi sottomarini è strettamente dipendente da alcuni asset chiave, quali lo stabilimento di Arco Felice (Italia) per la produzione di una particolare tipologia di cavo e le navi posacavi “Giulio Verne”, “Cable Enterprise” e “Ulisse” date alcune caratteristiche tecniche difficilmente reperibili sul mercato. L’eventuale perdita di uno di tali asset a causa di eventi naturali imprevisti (es. terremoto, tempeste, ecc.) o altri incidenti (es. incendio, attacchi terroristici, ecc.) e la conseguente interruzione prolungata dell’operatività potrebbe avere impatti economici critici sulle performance del Gruppo.

Prysmian fronteggia tale rischio attraverso azioni sistematiche di prevenzione (cd. programma di Loss Prevention) che consentono, sulla base di specifiche ispezioni presso suddetti asset, di individuare il livello di rischio locale e definire interventi che potrebbero risultare necessari per la mitigazione dello stesso.

Si segnala che al 31 dicembre 2016, la totalità degli stabilimenti visitati è classificata come “Excellent HPR”, “Good HPR” o “Good non HPR”; nessuno stabilimento risulta a rischio medio o alto. Inoltre, sono stati sviluppati piani specifici di “disaster recovery” che, predeterminando gli scenari di danno, permettono di attivare nel minor tempo possibile tutte le contromisure idonee a contenere l’impatto a seguito di un evento catastrofale.

Infine, specifiche coperture assicurative per eventuali danni agli asset e perdita del margine di contribuzionead essi connesso garantiscono di minimizzare l’impatto finanziario del rischio sul cash flow.

 

L’attività produttiva svolta dal Gruppo in Italia e all’estero è soggetta a specifiche normative in materia ambientale, tra cui assumono particolare rilevanza i temi relativi all’inquinamento del suolo e sottosuolo ed alla presenza/utilizzo di materiali e sostanze ritenute rischiose anche per la salute delle persone. L’evoluzione di tali normative è inoltre orientata all’adozione di requisiti sempre più stringenti per le aziende, costrette pertanto a sostenere significativi costi associati alle azioni necessarie per l’adempimento agli obblighi previsti.

Considerato il numero degli stabilimenti del Gruppo, la probabilità che si verifichi un incidente con conseguenze di natura ambientale, nonchè sulla continuità produttiva è a livello teorico elevata. L’impatto economico e reputazionale che ne deriverebbe sarebbe critico.

La politica di acquisizione di aziende terze sul mercato che caratterizza da sempre il modello di crescita del Gruppo potrebbe costituire un fattore aggravante dell’esposizione ai rischi ambientali, attraverso l’ingresso all’interno del parco produttivo di stabilimenti non in linea con gli standard di Gruppo.

La gestione delle tematiche ambientali è centralizzata nella funzione Health Safety & Environment (HSE)  che, coordinando le funzioni HSE locali, si occupa di organizzare specifiche attività di formazione, adottare sistemi atti a garantire il rispetto rigoroso della normativa in accordo con le migliori best practice, nonchè monitorare le esposizioni al rischio attraverso specifici indicatori e attività di verifica interne ed  esterne.

Si segnala infine che il 91% degli stabilimenti del Gruppo è certificato ISO 14001 (per la gestione del sistema ambientale) ed il 73% OHSAS 18001 (per la gestione della sicurezza).

La crescente diffusione di tecnologie e modelli di business basati sulla rete che consentono il trasferimento e la condivisione di informazioni sensibili attraverso spazi virtuali (i.e. social media, cloud computing etc.) comporta l’insorgere di situazioni di vulnerabilità informatica a cui anche il Gruppo Prysmian non può che prestare attenzione nella conduzione della propria attività. L’esposizione a potenziali attacchi cyber potrebbe essere dovuta a diversi fattori quali la necessaria distribuzione a livello globale dei sistemi IT, la detenzione di informazioni ad elevato valore aggiunto quali brevetti, progetti di innovazione tecnologica, nonché proiezioni finanziarie e piani strategici non ancora divulgati al mercato, con conseguenti danni economico, patrimoniali e di immagine.

Nel corso del 2016, il Gruppo Prysmian ha avviato l’implementazione di un processo strutturato e integrato per la gestione dei rischi connessi alla cyber security che, guidato dalla funzione IT Security di Gruppo e in collaborazione con la funzione Risk Management, si pone l’obiettivo di rafforzare le piattaforme ed i sistemi IT ed introdurre solidi meccanismi di prevenzione e controllo di eventuali attacchi informatici.

Rischi legali e di compliance

 

Rischi di compliance a leggi, regolamenti, Codice Etico, Policy e Procedure

 

Il rischio di compliance rappresenta la possibilità di incorrere in sanzioni giudiziarie o amministrative, perdite finanziarie rilevanti o danni reputazionali in conseguenza di violazioni di leggi, regolamenti, procedure, codici di condotta e best practices. Il Gruppo Prysmian, fin dalla sua nascita, ha approvato il Codice Etico, un documento che contiene linee guida e principi etici e di comportamento che devono essere osservati da tutti coloro che svolgono attività per conto di Prysmian o di sue consociate, compresi i manager, i funzionari, i dipendenti, gli agenti, i rappresentanti, i collaboratori esterni, i fornitori e i consulenti. In particolare, il Codice Etico impone il pieno rispetto della normativa vigente, evitando qualsiasi comportamento scorretto o illegale. Il Gruppo pone in essere strumenti organizzativi atti a prevenire la violazione dei principi di legalità, trasparenza, correttezza e lealtà e si impegna a vigilare sulla loro osservanza e concreta applicazione. Nonostante il Gruppo si impegni ad un costante rispetto delle normative a cui è soggetto e ad un’attenta vigilanza per verificare eventuali comportamenti scorretti, non è tuttavia possibile escludere che in futuro possano verificarsi episodi di mancato rispetto o violazioni di leggi, regolamenti, procedure o codici di condotta da parte di coloro che svolgono attività per conto di Prysmian, con conseguenti possibili sanzioni giudiziarie, pecuniarie o danni reputazionali anche rilevanti.

 

Nell’ambito della propria attività, complessa e territorialmente diversificata, Prysmian S.p.A. e alcune società del Gruppo, nonostante gli importanti programmi di sensibilizzazione all’integrità etica, aziendale e normativa indetti dalla funzione Compliance di Gruppo, in accordo con la direzione Risorse Umane, e rivolti a dipendenti e collaboratori, potrebbero essere coinvolte in procedimenti fiscali e giudiziari, inclusi procedimenti civili ed amministrativi. In relazione ad alcuni di essi, la società potrebbe non essere in grado di quantificare efficacemente le potenziali perdite o sanzioni legate a tali procedimenti. In caso di esito negativo dei procedimenti, il Gruppo non può escludere un impatto anche significativo sull’attività e sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Gruppo, oltre che danni reputazionali difficilmente stimabili.

Nel corso del mese di agosto 2015, due dipendenti di una controllata estera sono stati oggetto di provvedimenti giudiziari da parte delle autorità locali nell’ambito di un’indagine su presunte appropriazioni indebite a danno della società controllata. Successivamente alla notifica, il Gruppo ha incaricato i propri consulenti di effettuare una verifica e una valutazione di alcuni aspetti di potenziale rischio e criticità derivanti da eventuali violazioni delle procedure interne. Alla luce degli elementi raccolti a oggi nell’ambito delle attività di cui sopra, pur nell’impossibilità di una quantificazione puntuale dei rischi, gli Amministratori ritengono che le eventuali passività, che dovessero scaturire da tali criticità, non possano, in ogni caso, essere significative per il Gruppo.

La forte presenza internazionale in più di 50 Paesi assoggetta il Gruppo alle normative Antitrust Europee e di ogni altro Stato del mondo in cui opera, ciascuna con dei risvolti più o meno stringenti in materia di responsabilità civile-amministrativa, nonchè penale del soggetto che commette l’azione anticoncorrenziale. Nell’ultimo decennio, l’attenzione mostrata dalle Autorità Antitrust locali alle attività commerciali intraprese dagli attori del mercato è sempre maggiore, evidenziando inoltre una propensione alla collaborazione internazionale tra le stesse Autorità.

La dispersione geografica del personale e talvolta la scarsa conoscenza delle normative locali e, non per ultima, la dinamicità del mercato rendono difficoltoso il monitoraggio dei comportamenti messi in atto da soggetti terzi, quali fornitori e concorrenti, esponendo il Gruppo al rischio di essere coinvolto in condotte che potrebbero essere considerata anticoncorrenziali e che potrebbero conseguentemente comportare sanzioni economiche estremamente elevate con ripercussioni negative sulla reputazione e la credibilità del sistema di governance di Gruppo.

In coerenza con le priorità definite nell’ambito del processo ERM, la Direzione Legale con il supporto della funzione Compliance di Gruppo, ha attuato azioni di sensibilizzazione sulle tematiche in oggetto attraverso l’adozione di un Codice di Condotta Antitrust che tutti i dipendenti, amministratori e dirigenti del Gruppo sono tenuti a conoscere e osservare nello svolgimento delle proprie attività e nei rapporti con i terzi. Tali attività, stimolando comportamenti pro-competitivi e accrescendo la responsabilità dei singoli sui doveri professionali, rappresentano un primo passo per la definizione di una “cultura antitrust” all’interno del Gruppo.

La Commissione Europea a fine gennaio 2009 aveva avviato un’indagine su diversi produttori di cavi elettrici europei e asiatici al fine di verificare l’esistenza di presunti accordi anti-concorrenziali nei business dei cavi ad alta tensione terrestri e sottomarini. In data 2 aprile 2014 la stessa Commissione Europea ha adottato una decisione con la quale ha ritenuto che, tra il 18 febbraio 1999 e il 28 gennaio 2009, i maggiori produttori mondiali di cavi, tra i quali Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l., abbiano posto in essere condotte restrittive della concorrenza nel mercato europeo rispettivamente dei cavi elettrici sottomarini e terrestri ad alta tensione. La Commissione Europea ha ritenuto Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l., unitamente a Pirelli & C. S.p.A., responsabili dell’infrazione contestata per il periodo 18 febbraio 1999 – 28 luglio 2005 condannandole al pagamento della sanzione pecuniaria di Euro 67,3 milioni e ha ritenuto Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l., unitamente a Prysmian S.p.A. e a The Goldman Sachs Group Inc., responsabili dell’infrazione contestata per il periodo 29 luglio 2005 – 28 gennaio 2009 condannandole al pagamento della sanzione pecuniaria di Euro 37,3 milioni. Contro tale decisione, Prysmian ha presentato ricorso al Tribunale dell’Unione Europea e richiesta di intervento nei giudizi di appello promossi rispettivamente da Pirelli & C. S.p.A. e The Goldman Sachs Group Inc. contro la stessa decisione. Sia Pirelli & C. S.p.A. che The Goldman Sachs Group Inc. hanno presentato a loro volta istanza di intervento nel giudizio di appello promosso da Prysmian contro la decisione della Commissione Europea. Le richieste di intervento presentate da Prysmian, Pirelli e The Goldman Sachs Group Inc. sono state accolte dal Tribunale dell’Unione Europea. Prysmian non ha sostenuto alcun esborso finanziario a seguito di tale decisione avendo scelto, in pendenza dei giudizi di appello, di prestare fidejussioni bancarie a garanzia del pagamento del 50% della sanzione comminata dalla Commissione Europea (pari a circa Euro 52 milioni) con riferimento all’infrazione contestata per entrambi i periodi di cui sopra. Da quanto risulta a Prysmian, anche Pirelli & C. S.p.A. avrebbe prestato alla Commissione Europea garanzia bancaria pari al 50% del valore della sanzione comminata con riferimento all’infrazione contestata per il periodo 18 febbraio 1999 – 28 luglio 2005. L’udienza di dibattimento della causa di appello promossa da Prysmian controla decisione della Commissione Europea dell’aprile 2014 è stata fissata per il giorno 20 marzo 2017, mentre le udienze dibattimentali delle cause di appello promosse da Pirelli & C. S.p.A. e The Goldman Sachs Group Inc. contro la stessa decisione della Commissione Europea dell’aprile 2014 sono state fissate rispettivamente per i giorni 22 e 28 marzo 2017. Pirelli & C. S.p.A. ha altresì promosso un giudizio civile nei confronti di Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l., di fronte al Tribunale di Milano, con il quale chiede di essere tenuta indenne da ogni pretesa avanzata dalla Commissione Europea in esecuzione della decisione pronunciata da quest’ultima e dagli eventuali oneri accessori a tale esecuzione. Nel mese di febbraio 2015 Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l. si è costituita in giudizio chiedendo l’integrale rigetto delle pretese avanzate da Pirelli & C. S.p.A. e che sia Pirelli & C. S.p.A., con riferimento all’infrazione contestata per il periodo 18 febbraio 1999 – 28 luglio 2005, a tenere indenne Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l. da ogni pretesa avanzata dalla Commissione Europea in esecuzione della decisione pronunciata da quest’ultima e dagli eventuali oneri accessori a tale esecuzione. Il procedimento è quindi stato sospeso, con ordinanza del Tribunale adito adottata nel corso del mese di aprile 2015, in pendenza dei giudizi di appello contro la decisione della Commissione Europea promossi di fronte alle Corti Europee sia da Prysmian che da Pirelli. Pirelli ha impugnato tale decisione di fronte alla Corte di Cassazione, che ha confermato l’ordinanza di sospensione emessa dal Tribunale di Milano.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e l’Autorità Antitrust giapponese, a fine gennaio 2009, avevano avviato analoghe indagini su diversi produttori di cavi elettrici europei e asiatici al fine di verificare l’esistenza di presunti accordi anti-concorrenziali nei business dei cavi ad alta tensione terrestri e sottomarini. La Australian Competition and Consumers Commission (“ACCC”) e la New Zealand Commerce Commission hanno successivamente avviato analoghe indagini. Nel corso del 2011 anche l’Autorità Antitrust canadese ha avviato un’indagine con riferimento ad un progetto per alta tensione sottomarina risalente all’anno 2006. L’indagine giapponese, quella neozelandese, quella canadese e quella statunitense sono state chiuse senza alcuna sanzione per Prysmian; le altre indagini sono tuttora in corso.

In Australia, la ACCC ha aperto un caso presso la Corte Federale sostenendo che Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l. e due altre società avrebbero violato le norme Antitrust relativamente ad un progetto di cavi terrestri ad alta tensione aggiudicato nel 2003. Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l. ha provveduto a presentare le eccezioni di rito del caso e le proprie difese preliminari in merito. E’ stata pronunciata nel mese di luglio 2016 una sentenza con la quale la società è stata ritenuta responsabile della violazione della normativa Antitrust australiana relativamente a tale progetto, tuttavia senza determinare la sanzione applicabile, che verrà definita ad esito della seconda fase del procedimento. La società sta valutando in dettaglio le osservazioni contenute nella sentenza in questione per valutare se vi siano possibili profili di appello. In data 1 dicembre si è tenuta udienza dibattimentale sul quantum della sanzione da comminare a Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l. All’esito dell’udienza il giudice ha riservato il giudizio.

In Brasile, la locale autorità antitrust ha avviato, nei confronti di diversi produttori di cavi, tra i quali Prysmian, un procedimento nel settore dei cavi ad alta tensione terrestri e sottomarini. Prysmian ha provveduto a presentare le proprie difese preliminari in merito che sono state respinte dalla locale autorità della concorrenza, con memoria depositata nel corso del mese di febbraio 2015. Seguirà quindi la fase istruttoria del procedimento ad esito della quale l’autorità formulerà le sue osservazioni conclusive sul merito cui le parti del procedimento potranno replicare avanzando tutte le loro difese di merito prima che venga assunta una decisione finale.

Nel corso del 2015, gli operatori britannici National Grid e Scottish Power hanno promosso dei giudizi presso l’Alta Corte di Londra nei confronti di alcuni produttori di cavi, tra cui società del Gruppo Prysmian, per ottenere il risarcimento dei danni asseritamente subiti in conseguenza delle presunte condotte anticoncorrenziali sanzionate dalla Commissione Europea con la decisione adottata nell’aprile del 2014. Le società del Gruppo hanno ricevuto la notifica dell’atto introduttivo del giudizio nel corso del mese di maggio 2015 e, agli inizi del mese di ottobre 2015, hanno presentato le proprie difese nonché le chiamate in causa di altri soggetti destinatari della decisione comunitaria. Tra i soggetti chiamati in causa, Pirelli & C. S.p.A. ha chiesto all’Alta Corte di Londra di declinare la propria giurisdizione o comunque di sospendere il procedimento promosso nei suoi confronti in pendenza del giudizio civile già in precedenza iniziato dalla stessa Pirelli nei confronti di Prysmian Cavi e Sistemi S.r.l., di fronte al Tribunale di Milano, con la richiesta diessere tenuta indenne da ogni pretesa avanzata dalla Commissione Europea in esecuzione della decisione pronunciata da quest’ultima e dagli eventuali oneri accessori a tale esecuzione. I giudizi sono stati quindi sospesi, per raggiunto accordo tra le parti, in pendenza del giudizio promosso da Pirelli di fronte al Tribunale di Milano. Accordo simile è stato raggiunto anche con The Goldman Sachs Group Inc., altra società chiamata in causa nei giudizi di cui si discorre. Gli altri procedimenti di chiamata in causa promossi dalle società del Gruppo Prysmian nei confronti di altri soggetti destinatari della decisione comunitaria sono stati a loro volta sospesi sino all’esito del giudizio principale promosso da National Grid e Scottish Power.

Inoltre, nel corso del 2016, altri operatori direttamente o attraverso studi legali hanno avanzato pretese nei confronti di Prysmian S.p.A. e di alcune sue controllate, al fine di ottenere il risarcimento di danni, non quantificati nel loro ammontare, asseritamente subiti in conseguenza della partecipazione di Prysmian alle condotte anticoncorrenziali sanzionate dalla Commissione Europea con la decisione dell’aprile 2014. Sulla base delle informazioni ad oggi disponibili, gli Amministratori ritengono di non effettuare alcun accantonamento.

Le Autorità Antitrust australiana e spagnola hanno rispettivamente avviato ulteriori procedimenti volti a verificare l’esistenza di eventuali condotte anticoncorrenziali da parte di produttori e distributori locali di cavi di bassa tensione, tra cui anche alcune delle consociate estere del Gruppo con sede negli stessi paesi. Quanto al procedimento giudiziale promosso dall’autorità antitrust australiana, l’udienza dibattimentale, che ha avuto inizio alla fine del mese di novembre 2015, si è conclusa e si è in attesa del giudizio. Quanto al procedimento amministrativo spagnolo, questo risulta essere stato avviato alla fine del mese di febbraio 2016 dalla locale autorità competente, che successivamente ha notificato ad alcune delle consociate locali del Gruppo la comunicazione degli addebiti.

Al 31 dicembre 2016 la consistenza del fondo relativamente alle sopra menzionate indagini Antitrust è pari a circa Euro 147 milioni.

Pur nell’incertezza degli esiti delle inchieste in corso e dei potenziali contenziosi promossi dalla clientela in conseguenza della decisione adottata dalla Commissione Europea, si ritiene che tale fondo rappresenti la miglior stima della passività in base alle informazioni ad ora disponibili.

Sensitivity Analysis
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Rischi pianificazione e reporting


I rischi di pianificazione e reporting sono correlati agli effetti negativi che eventuali informazioni non rilevanti, intempestive o non corrette potrebbero comportare sulle decisioni strategiche, operative e finanziarie del Gruppo. Allo stato attuale, in considerazione dell’affidabilità e dell’efficacia delle procedure interne di reporting e pianificazione, tali rischi non sono ritenuti a livello di Gruppo come rilevanti.