Panoramica

 

La politica di creazione di valore cui si ispira il Gruppo Prysmian è da sempre basata su una efficace gestione dei rischi. A partire dal 2012 Prysmian, nel recepire le disposizioni introdotte dal “Codice di Autodisciplina delle Società Quotate di Borsa Italiana” (Codice di Autodisciplina) in materia di gestione dei rischi, ha colto l’occasione per rafforzare il proprio modello di governance ed implementare un sistema evolutivo di Risk Management che promuove una gestione proattiva dei rischi attraverso uno strumento strutturato e sistematico a supporto dei principali processi decisionali aziendali. Tale modello cd. di Enterprise Risk Management (ERM), sviluppato in linea con i modelli e le best practice internazionalmente riconosciute, consente infatti al Consiglio di Amministrazione ed al management di valutare consapevolmente gli scenari di rischio che potrebbero compromettere il raggiungimento degli obiettivi strategici e di adottare ulteriori strumenti in grado di anticipare, mitigare ovvero gestire le esposizioni significative.

 

Il modello ERM in concreto

 

Il Chief Risk Officer di Gruppo (CRO), designato per il governo del processo ERM, ha il compito di garantire, insieme al management, che i principali rischi afferenti Prysmian e le sue controllate siano tempestivamente identificati, valutati e monitorati nel tempo. Un apposito Comitato Interno per la Gestione dei Rischi (composto dal Senior Management del Gruppo) assicura inoltre, attraverso il CRO, che il processo di ERM si sviluppi in modo dinamico, ossia tenendo conto dei mutamenti del business, delle esigenze e degli eventi che abbiano un impatto sul Gruppo nel tempo. Di tali evoluzioni il CRO relaziona periodicamente (almeno due volte l’anno) al vertice aziendale. Si rimanda alla sezione Corporate Governance della presente Relazione per un approfondimento sulla struttura di governance adottata e le responsabilità attribuite agli organi incaricati.

 

Il modello ERM adottato, formalizzato all’interno della ERM Policy di Gruppo che ha incorporato le linee guida in materia Sistema di Controllo Interno e Gestione dei Rischi a loro volta approvate dal Consiglio di Amministrazione già nel 2014, segue un approccio “top down”, ovvero indirizzato dal Senior Management e dagli obiettivi e dalle strategie aziendali di medio-lungo termine. Esso si estende a tutte le tipologie di rischio/opportunità potenzialmente significative per il Gruppo, rappresentate nel Risk Model - riportato nella figura sottostante - che raccoglie in cinque famiglie le aree di rischio di natura interna o esterna che caratterizzano il modello di business di Prysmian:

  • Rischi Strategici: rischi derivanti da fattori esterni o interni quali cambiamenti del contesto di mercato, decisioni aziendali errate e/o attuate in modo non adeguato e scarsa reattività a variazioni del contesto competitivo che potrebbero pertanto minacciare la posizione competitiva ed il conseguimento degli obiettivi strategici del Gruppo;

  • Rischi Finanziari: rischi associati al grado di disponibilità di fonti di finanziamento, alla capacità di gestire in modo efficiente la volatilità di valute e tassi di interesse;

  • Rischi Operativi: rischi derivanti dal verificarsi di eventi o situazioni che limitando l’efficacia e l’efficienza dei processi chiave impattano sulla capacità del Gruppo di creare di valore;

  • Rischi Legali e di Compliance: rischi connessi a violazioni di normative nazionali, internazionali, di settore, comportamenti professionalmente scorretti e non conformi alla politica etica aziendale che espongono a possibili sanzioni minando la reputazione del Gruppo sul mercato;

  • Rischi di Pianificazione e Reporting: rischi correlati ad effetti negativi derivanti da informazioni non complete, non corrette e/o non tempestive con possibili impatti sulle decisioni strategiche, operative e finanziarie del Gruppo.

In ottemperanza alle modifiche del Codice di Autodisciplina pubblicate con l’edizione di luglio 2015, il Risk Model di Gruppo è stato rivisto esplicitando, all’interno della famiglia dei rischi strategici, l’area dedicata al tema della Corporate Social Responsability, al fine di indirizzare una più puntuale identificazione dei rischi di sostenibilità economico, ambientale e sociale del Gruppo che potrebbero compromettere la creazione di valore nel tempo dei propri shareholders / stakeholders.

Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre affidato, a partire dal 1° gennaio 2016, al Comitato per la Remunerazione, le Nomine e la Sostenibilità il compito di supervisionare le questioni di sostenibilità connesse all’esercizio dell’attività del Gruppo, come descritto nella relazione di Corporate Governance.

Il management coinvolto nel processo ERM è tenuto ad utilizzare una comune metodologia chiaramente definita per misurare e valutare gli specifici eventi di rischio in termini di impatto, probabilità di accadimento e livello di adeguatezza del sistema di controllo in essere, intendendosi:

 

 

  • impatto economico-finanziario su EBITDA atteso o cashflow, al netto di eventuali coperture assicurative e contromisure in essere e/o impatto di tipo qualitativo in termini reputazionali e/o di efficienza/continuità operativa, misurato secondo una scala da irrilevante (1) a critico (4);

  • probabilità che un certo evento possa verificarsi sull’orizzonte temporale di Piano, misurata secondo una scala da remota (1) a alta (4);

  • livello di controllo ovvero di maturità ed efficienza dei sistemi e dei processi di gestione del rischio in essere, misurato secondo una scala da adeguato (verde) a non adeguato (rosso).

 

La valutazione complessiva deve inoltre tenere conto della visione prospettica del rischio, ovvero della possibilità che nell’orizzonte considerato l’esposizione sia crescente, costante o in diminuzione.

I risultati della misurazione delle esposizioni ai rischi analizzati sono poi rappresentati sulla cd. Heat Map, una matrice 4x4 che, combinando le variabili in oggetto, fornisce una visione immediata degli eventi di rischio ritenuti più significativi.

La visione complessiva dei rischi di Gruppo consente al Consiglio di Amministrazione ed al Management di riflettere sul livello di propensione al rischio del Gruppo, individuando pertanto le strategie di risk management da adottare, ovvero valutare per quali rischi e con quale priorità si ritenga necessario porre in essere, migliorare, ottimizzare azioni di mitigazione o più semplicemente monitorarne nel tempo l’esposizione. L’adozione di una certa strategia di risk management dipende tuttavia dalla natura dell’evento di rischio identificato, pertanto nel caso di:
  • rischi esterni al di fuori del controllo del Gruppo, sarà possibile implementare strumenti che supportino la valutazione degli scenari in caso di realizzazione del rischio definendo i possibili piani di azione per la mitigazione degli impatti (es. attività di controllo continuativo, stress test sul business plan, stipula di accordi assicurativi, piani di disaster recovery, ecc.);
  • rischi parzialmente indirizzabili dal Gruppo, sarà possibile intervenire attraverso sistemi di trasferimento del rischio, monitoraggio di specifici indicatori di rischio, attività di hedging, ecc.;
  • rischi interni e indirizzabili dal Gruppo, sarà possibile, in quanto insiti nel business, attivare azioni mirate di prevenzione del rischio e minimizzazione degli impatti attraverso l’implementazione di un adeguato sistema di controllo interno e relative attività di monitoraggio e auditing.
L’ERM è un processo continuo che si attiva, come definito nella ERM Policy, nell’ambito della definizione del Piano strategico e di business triennale del Gruppo, identificando i potenziali eventi che potrebbero influenzarne la sostenibilità, e di cui si effettua un aggiornamento annuale attraverso il coinvolgimento del management aziendale chiave.
Nell’ambito dell’esercizio 2017, il citato processo ha coinvolto i principali business/function manager del Gruppo consentendo di identificare, valutare e gestire i fattori di rischio più significativi, ivi inclusi i temi di sostenibilità economico, ambientale e sociale del Gruppo volti ad assicurare la creazione di valore nel tempo di shareholders / stakeholders per i quali si rinvia all’apposito paragrafo del Bilancio di Sostenibilità dell’Esercizio, disponibile sul sito web della Società www.prysmiangroup.com nella sezione Corporate/Sostenibilità/Downloads/Report di Sostenibilità.
 
Si riportano di seguito i principali fattori di rischio, organizzati secondo la classificazione utilizzata nel Risk Model descritto in precedenza, a cui il Gruppo risulta essere esposto coerentemente al proprio modello di business, evidenziando le strategie intraprese per la mitigazione di tali rischi.
Per quanto riguarda, in particolare, i rischi finanziari, gli stessi sono ripresi e maggiormente dettagliati nelle Note illustrative al Bilancio consolidato, Sezione C (Gestione dei rischi finanziari). Come indicato all'interno delle Note illustrative al Bilancio consolidato (Sezione B.1 Base di preparazione), gli Amministratori hanno verificato l’insussistenza di indicatori di carattere finanziario, gestionale o di altro genere che potessero segnalare criticità circa la capacità del Gruppo di far fronte alle proprie obbligazioni nel prevedibile futuro ed in particolare nei prossimi 12 mesi. In particolare, sulla base dei risultati economici e della generazione di cassa conseguiti nel corso degli ultimi anni, oltre che delle disponibilità finanziarie risultanti al 31 dicembre 2017, gli Amministratori ritengono che, esclusi eventi straordinari non prevedibili, non sussistano rilevanti incertezze tali da far sorgere dubbi significativi circa la capacità dell’impresa di proseguire la propria attività in continuità aziendale.
 
Si segnala che i rischi di seguito descritti saranno, in linea con il processo di ERM di Gruppo, oggetto di rivalutazione nel corso del 2018, considerando in particolare gli eventuali effetti derivanti dal completamento dell’operazione di acquisizione della società General Cable.

Rischi strategici

 

Rischi connessi allo scenario competitivo

 

Molti dei prodotti offerti dal Gruppo Prysmian, principalmente nei business Trade & Installers e Power Distribution, sono realizzati in conformità a specifiche industriali standard risultando intercambiabili con i prodotti offerti dai principali concorrenti. Il prezzo costituisce pertanto un fattore determinante nella scelta del fornitore da parte del cliente. L’ingresso sui mercati maturi (es. Europa) di competitor non tradizionali, ovvero piccole-medie aziende manifatturiere con bassi costi di produzione e la necessità di saturare gli impianti produttivi, unitamente al possibile verificarsi di una contrazione della domanda di mercato, si traducono in una forte pressione competitiva sui prezzi con possibili conseguenze sui margini attesi dal Gruppo.

Inoltre, in segmenti ad alto valore aggiunto come l’Alta Tensione terrestre, i Cavi Ottici e, i cavi Sottomarini, si rileva un tendente inasprimento della competizione da parte degli operatori già presenti sul mercato con conseguente possibile impatto negativo sia sui volumi che sui prezzi di vendita. Con particolare riferimento al business dei cavi Sottomarini, le elevate barriere all’entrata derivanti dal possesso di tecnologia, know-how e track record difficilmente replicabili dai concorrenti spingono la concorrenza dei grandi player di mercato non tanto sul prodotto quanto sui servizi ad esso connessi.

La strategia di razionalizzazione degli assetti produttivi attualmente in corso, la conseguente ottimizzazione della struttura dei costi, la politica di diversificazione geografica e, non per ultimo, il continuo impegno nella ricerca di soluzioni tecnologiche innovative aiutano il Gruppo nel fronteggiare i potenziali effetti derivanti dal contesto competitivo.

Fattori quali l’andamento del Prodotto Interno Lordo, dei tassi d’interesse, la facilità di ricorso al credito, il costo delle materie prime, il livello generale di consumo di energia, influenzano significativamente la domanda energetica dei Paesi che, in un contesto di continua difficoltà economica, riducono gli investimenti per lo sviluppo dei mercati. Analogamente, si riducono gli incentivi pubblici a favore di fonti energetiche alternative e di sviluppo delle reti di telecomunicazione. All’interno del Gruppo Prysmian, il business della trasmissione (cavi sottomarini ad alta tensione), della Power Distribution e del Telecom, risentono delle altalenanti contrazioni della domanda del mercato europeo, in cui sono fortemente concentrati, dovute al protrarsi della situazione congiunturale locale.

Per fronteggiare tale rischio, il Gruppo persegue da un lato una politica di diversificazione geografica verso Paesi extra-Europei (es. Vietnam, Filippine, ecc.) e dall’altro una strategia di riduzione dei costi attraverso la razionalizzazione degli assetti produttivi a livello globale, al fine di mitigare i possibili effetti negativi sulle performance del Gruppo in termini di riduzione delle vendite e contrazione dei margini.

Inoltre, il Gruppo monitora costantemente le evoluzioni del contesto geopolitico mondiale che, a seguito - ad esempio - dell’introduzione di determinate politiche industriali a livello Paese, potrebbero richiedere una revisione delle strategie aziendali già definite e/o l’adozione di meccanismi tali da salvaguardare il posizionamento competitivo del Gruppo.

Nel business SURF il Gruppo Prysmian detiene un’importante relazione commerciale con la compagnia brasiliana Petrobras per la fornitura di cavi ombelicali, sviluppati e prodotti nella fabbrica di Vila Velha in Brasile. Alla luce delle continue difficoltà economiche del Paese con conseguente contrazione del mercato locale dei cavi ombelicali e di una crescente pressione competitiva sull’innovazione tecnologica di prodotto, la sostenibilità anche parziale del business in Brasile potrebbe essere impattata.

Il Gruppo, impegnato nel mantenere e rafforzare nel tempo la relazione commerciale con il cliente, ha avviato una progressiva riorganizzazione interna della business unit volta all’efficientamento dei processi aziendali, nonché un orientamento sempre più spinto verso lo sviluppo di nuovi prodotti per garantire soluzioni tecniche ed economiche che permettano di ridurre i costi di produzione.

Il Gruppo Prysmian opera ed è presente con strutture produttive e/o societarie anche in paesi asiatici, nel Centro-Sud America, nel Medio Oriente e nell’Est Europa. L’attività del Gruppo in tali paesi è esposta ad una serie di rischi legati ai sistemi normativi e giudiziari locali, all’imposizione di tariffe o imposte, ai rischi di tasso di cambio, nonché all’instabilità politica ed economica che influisce sulla capacità delle controparti commerciali e finanziarie locali di far fronte alle obbligazioni assunte.

Significativi mutamenti nel quadro macroeconomico, politico, fiscale o legislativo nei paesi sopramenzionati potrebbero avere un impatto negativo sull’attività e sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Gruppo, pertanto, come già menzionato nei paragrafi precedenti, il Gruppo monitora costantemente le evoluzioni del contesto geopolitico mondiale che potrebbero richiedere una revisione delle strategie aziendali già definite e/o l’adozione di meccanismi tali da salvaguardarne il posizionamento competitivo e le performance.

Rischi finanziari

 

La strategia di risk management del Gruppo Prysmian è focalizzata sull’imprevedibilità dei mercati ed è finalizzata a minimizzare potenziali effetti negativi sulle performance finanziarie del Gruppo. Alcune tipologie di rischio sono mitigate tramite il ricorso a strumenti finanziari (tra cui strumenti derivati).

La gestione dei rischi finanziari è centralizzata nella Direzione Finanza di Gruppo che identifica, valuta ed effettua le coperture dei rischi finanziari in stretta collaborazione con le unità operative del Gruppo.

La Direzione Finanza, Amministrazione e Controllo di Gruppo fornisce le linee-guida per la gestione dei rischi, con particolare attenzione per il rischio di cambio, il rischio tasso di interesse, il rischio credito, l’utilizzo di strumenti derivati e non derivati e le modalità di investimento delle eccedenze di liquidità. Tali strumenti finanziari sono utilizzati ai soli fini di copertura dei rischi e non a fini speculativi.

La volatilità del sistema bancario e finanziario internazionale potrebbe rappresentare un potenziale fattore di rischio relativamente all’approvvigionamento di risorse finanziarie ed al costo di tale approvvigionamento. Inoltre, l’eventuale mancato rispetto dei requisiti finanziari (cd. financial covenants) e non finanziari (non financial covenants) presenti all’interno dei contratti di finanziamento potrebbe limitare la possibilità del Gruppo di incrementare ulteriormente il proprio indebitamento netto, a parità di altre condizioni. Infatti, qualora la società dovesse non rispettare uno dei covenants, si verificherebbe un evento di default che, se non risolto in accordo con i termini previsti dai rispettivi contratti, potrebbe portare ad una revoca degli stessi e/o ad un rimborso anticipato dell’ammontare eventualmente utilizzato. In tale eventualità, il Gruppo potrebbe non essere in grado di rimborsare anticipatamente le somme richieste generando a sua volta un rischio di liquidità.

Allo stato attuale, tenuto conto dell’ammontare delle disponibilità liquide e delle linee di credito committed non utilizzate, superiori a 1 miliardo di Euro al 31 dicembre 2017, e del monitoraggio semestrale sul rispetto dei covenant finanziari (pienamente rispettati al 31 dicembre 2017), il Gruppo ritiene di mitigare significativamente tale rischio, nonché di essere in grado di reperire risorse finanziarie sufficienti e ad un costo competitivo. Per un’analisi più dettagliata del rischio, inclusa la descrizione delle principali fonti di finanziamento del Gruppo, si rimanda a quanto riportato nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

I covenants finanziari vengono misurati in occasione della semestrale al 30 giugno e del bilancio annuale al 31 dicembre.

Il Gruppo Prysmian è attivo a livello internazionale ed è pertanto esposto al rischio cambio derivante dalle valute dei diversi paesi in cui il Gruppo opera (principalmente il Dollaro statunitense, la Sterlina inglese, il Real brasiliano, la Lira turca e il Renminbi cinese). Il rischio cambio nasce nel momento in cui transazioni future o attività e passività già registrate nello stato patrimoniale sono denominate in una valuta diversa da quella funzionale della società che pone in essere l’operazione.

Per gestire il rischio cambio derivante dalle transazioni commerciali future e dalla contabilizzazione di attività e passività in valuta estera, la maggior parte delle società del Gruppo Prysmian utilizza contratti a termine stipulati dalla Tesoreria di Gruppo, che gestisce le diverse posizioni in ciascuna valuta.

Tuttavia, predisponendo la Società il proprio bilancio consolidato in Euro, le fluttuazioni dei tassi di cambio utilizzati per convertire i dati di bilancio delle società controllate, originariamente espressi in valuta estera, potrebbero influenzare la situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Gruppo. L’andamento della volatilità dei tassi di cambio è monitorato sia a livello locale che centrale dalla Direzione Finanza di Gruppo anche attraverso l’utilizzo di specifici indicatori volti ad intercettare potenziali situazioni di rischio che, ove ritenute superiori ai livelli di tolleranza definiti, attivano interventi immediati volti a mitigare gli effetti. 

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

Le variazioni dei tassi di interesse influiscono sul valore di mercato delle attività e passività finanziarie del Gruppo Prysmian nonché sugli oneri finanziari netti. Il rischio di tasso di interesse a cui è esposto il Gruppo è originato prevalentemente dai debiti finanziari a lungo termine. Tali debiti sono sia a tasso fisso che a tasso variabile. I debiti a tasso fisso espongono il Gruppo a un rischio fair value. Relativamente al rischio originato da tali contratti il Gruppo non pone in essere particolari politiche di copertura, ritenendo che il rischio non sia significativo. I debiti a tasso variabile espongono il Gruppo a un rischio originato dalla volatilità dei tassi (rischio di “cash flow”). Relativamente a tale rischio, ai fini della relativa copertura, il Gruppo può far ricorso a contratti derivati del tipo Interest Rate Swap (IRS), che trasformano il tasso variabile in tasso fisso, permettendo di ridurre il rischio originato dalla volatilità dei tassi. L’utilizzo dei contratti IRS danno la possibilità di scambiare a specifiche scadenze la differenza tra i tassi fissi contrattati ed il tasso variabile calcolato con riferimento al valore nozionale del finanziamento. Il potenziale rialzo dei tassi di interesse, dai livelli minimi raggiunti nel corso degli ultimi anni, potrebbe rappresentare un fattore di rischio per i prossimi trimestri.

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

Il rischio di credito rappresenta l’esposizione del Gruppo Prysmian a potenziali perdite derivanti dal mancato adempimento delle obbligazioni assunte dalle controparti sia commerciali che finanziarie. La gestione di tale rischio è monitorata centralmente dalla Direzione Finanza di Gruppo e, nel caso di controparti commerciali, è gestita operativamente dalle singole società controllate. Il Gruppo non ha eccessive concentrazioni del rischio di credito, tuttavia, alla luce delle difficoltà economiche e sociali in cui versano alcuni Paesi in cui il Gruppo opera, l’esposizione potrebbe subire un peggioramento richiedendo un monitoraggio più puntuale. A tal proposito, il Gruppo dispone di procedure volte a controllare che le controparti commerciali e finanziarie siano, rispettivamente, di accertata affidabilità e di elevato standing creditizio. Inoltre, a mitigazione del rischio di credito, è operativo un programma assicurativo sui crediti commerciali che copre quasi la totalità delle società del Gruppo, gestito centralmente dalla Direzione Risk Management che monitora, con il supporto della funzione Credit Management di Gruppo, il livello di esposizione a rischio ed interviene nei casi di superamento delle soglie di tolleranza dovuti alla eventuale difficoltà di trovare copertura sul mercato.

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

Il rischio di liquidità indica la capacità delle risorse finanziarie disponibili di rispettare gli impegni di pagamento verso le controparti commerciali o finanziarie nei termini e scadenze prestabiliti.

Per quanto riguarda le necessità di cassa legate al capitale circolante del Gruppo Prysmian, queste aumentano in misura significativa durante la prima metà dell’anno, quando il Gruppo inizia l’attività produttiva in vista dell’arrivo degli ordinativi, con conseguente temporaneo aumento dell’indebitamento finanziario netto.

Una gestione prudente del rischio di liquidità implica il mantenimento di un adeguato livello di disponibilità liquide e di titoli a breve termine, la disponibilità di fondi ottenibili mediante un adeguato ammontare di linee di credito committed nonché un tempestivo avvio delle negoziazioni sui finanziamenti in corso di maturazione. Per la natura dinamica del business in cui opera il Gruppo Prysmian, la Direzione Finanza di Gruppo privilegia la flessibilità nel reperire fondi mediante il ricorso a linee di credito committed.

Al 31 dicembre 2017, il totale delle disponibilità liquide e delle linee di credito committed non utilizzate risultavano superiori a 1 miliardo di Euro.

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative al Bilancio consolidato.

Il Gruppo Prysmian acquista principalmente rame e alluminio rappresentanti oltre il 50% del totale delle materie prime impiegate nella realizzazione dei propri prodotti. Il Gruppo neutralizza l’effetto di possibili variazioni del prezzo del rame e delle altre principali materie prime tramite attività di hedging o meccanismi automatici di adeguamento dei prezzi di vendita. L’attività di hedging è basata su contratti di vendita o su previsioni di vendita, che nel caso venissero disattese, può esporre il Gruppo a rischio di oscillazione dei prezzi delle materie prime.

La Direzione Acquisti di Gruppo, attraverso una funzione appositamente dedicata, monitora e coordina centralmente le transazioni commerciali che richiedono l’acquisto di materie prime e le relative attività di hedging effettuate da ciascuna controllata, tenendo sotto controllo il livello di esposizione a rischio entro definite soglie di tolleranza.

Inoltre, il protrarsi della crisi petrolifera ed il mantenimento dei bassi prezzi del petrolio, rende sempre meno appetibile il mercato estrattivo, esponendo i business SURF e Core Oil & Gas ad un rallentamento, seppur con impatti non significativi sul Gruppo - tali business rappresentano infatti solo circa il 3% dei Ricavi ed il 1% dell’EBITDA rettificato del Gruppo.

Per un’analisi più dettagliata del rischio in oggetto si rimanda a quanto riportato nella sezione Gestione dei Rischi Finanziari contenuta nelle Note illustrative del Bilancio consolidato.

Rischi operativi

 

Responsabilità per qualità/difetti del prodotto

 

Eventuali difetti di progettazione e realizzazione dei prodotti del Gruppo Prysmian potrebbero generare una responsabilità dello stesso di natura civile e/o penale nei confronti dei propri clienti o di terzi; pertanto il Gruppo, come gli altri operatori del settore, è esposto al rischio di azioni per responsabilità da prodotto nei paesi in cui opera. Il Gruppo, in linea con la prassi seguita da molti operatori del settore, ha stipulato polizze assicurative che ritiene adeguate per cautelarsi rispetto ai rischi derivanti da tale responsabilità. Qualora le coperture assicurative non risultassero adeguate, la situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Gruppo potrebbe subire effetti negativi.

In aggiunta, il coinvolgimento del Gruppo in questo tipo di controversie e l’eventuale soccombenza nell’ambito delle stesse potrebbe esporre il Gruppo a danni reputazionali, con potenziali ulteriori conseguenze negative sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria.

I progetti relativi a collegamenti sottomarini o terrestri con cavi ad alta/media tensione sono caratterizzati da forme contrattuali che, prevedendo una gestione del progetto “chiavi in mano”, impongono il rispetto di tempistiche e standard qualitativi garantiti da penali pari ad una determinata percentuale del valore del contratto con la possibilità di arrivare fino alla risoluzione dello stesso.

L’applicazione di tali penali, l’obbligo di risarcire eventuali danni, nonché gli effetti indiretti sulla supply chain in caso di ritardi nella consegna o per problemi di produzione, potrebbero influire significativamente sulle performance di progetto e dunque sulla marginalità del Gruppo. Da non escludere eventuali danni reputazionali sul mercato.

Data la complessità dei progetti “chiavi in mano”, il Gruppo Prysmian ha implementato un processo di gestione della qualità che impone una vasta serie di test su cavi e accessori prima che gli stessi siano consegnati e installati, nonché definito coperture assicurative ad hoc, spesso ricorrendo ad un pool di compagnie, in grado di mitigare l’esposizione ai rischi dalla fase di produzione fino alla consegna.

Inoltre, conseguentemente ai risultati emersi per il rischio in oggetto nell’ambito del processo ERM, la Direzione di Risk Management, con il supporto dell’Area Commerciale, ha implementato un processo sistematico di risk assessment applicabile a tutti i progetti “chiavi in mano” sin dalla fase di offerta, con l’obiettivo di individuare, valutare e monitorare nel tempo l’esposizione del Gruppo ai rischi specifici e prevedere le necessarie azioni di mitigazione. La decisione di proporre un’offerta al cliente dipenderà pertanto anche dai risultati del risk assessment.

Il business dei cavi sottomarini è strettamente dipendente da alcuni asset chiave, quali lo stabilimento di Arco Felice (Italia) per la produzione di una particolare tipologia di cavo e una delle navi posacavi possedute dal Gruppo, la “Giulio Verne”, date alcune caratteristiche tecniche difficilmente reperibili sul mercato. L’eventuale perdita di uno di tali asset a causa di eventi naturali imprevisti (es. terremoto, tempeste, ecc.) o altri incidenti (es. incendio, attacchi terroristici, ecc.) e la conseguente interruzione prolungata dell’operatività potrebbe avere impatti economici critici sulle performance del Gruppo.

Prysmian fronteggia tale rischio attraverso:

  • azioni sistematiche di prevenzione (cd. programma di Loss Prevention), gestite centralmente dalla Direzione Risk Management, che consentono, attraverso ispezioni periodiche in loco, di valutare l’adeguatezza dei sistemi di protezione in essere e, in relazione al livello di rischio residuo stimato, definire gli interventi che potrebbero risultare necessari per la mitigazione dello stesso. Si segnala che al 31 dicembre 2017, gli stabilimenti operativi del Gruppo risultano essere sufficientemente protetti e non si evidenziano esposizioni a rischio rilevanti. In accordo con la metodologia definita nell’ambito delle best practice riconosciute a livello internazionale in materia di Risk Engineering & Loss Prevention, la totalità degli stabilimenti è stata infatti classificata come “Excellent Highly Protected Rated (HPR)”, “Good HPR” o “Good non HPR”;

  • piani specifici di disaster recovery & business continuity plan che permettono di attivare nel minor tempo possibile le contromisure idonee a contenere l’impatto a seguito di un evento catastrofale e gestire l’eventuale crisi conseguente;

  • specifici programmi assicurativi a copertura di eventuali danni agli asset e perdita del margine di contribuzione per business interruption, tali da minimizzare l’impatto finanziario del rischio sul cash flow.

L’attività produttiva svolta dal Gruppo in Italia e all’estero è soggetta a specifiche normative in materia ambientale, tra cui i temi relativi all’inquinamento del suolo e sottosuolo ed alla presenza/utilizzo di materiali e sostanze ritenute rischiose anche per la salute delle persone. L’evoluzione di tali normative è inoltre orientata all’adozione di requisiti sempre più stringenti per le aziende, costrette pertanto a sostenere significativi costi associati alle azioni necessarie per l’adempimento agli obblighi previsti.

Considerato l’elevato numero di stabilimenti del Gruppo, la probabilità che si verifichi un incidente con conseguenze di natura ambientale, nonché sulla continuità produttiva, è sicuramente da considerare e l’impatto economico e reputazionale che ne deriverebbe potrebbe essere rilevante. Per questo motivo, Prysmian adotta una serie di procedure di controllo che mantengono il rischio ad un livello accettabile.  Infatti, la gestione delle tematiche ambientali è centralizzata nella funzione Health Safety & Environment (HSE) che, coordinando le funzioni HSE locali, si occupa di organizzare specifiche attività di formazione, adottare sistemi atti a garantire il rispetto rigoroso della normativa in accordo con le migliori best practice, nonché monitorare le esposizioni al rischio attraverso specifici indicatori e attività di verifica interne ed esterne.

Si segnala infine che il 94% degli stabilimenti del Gruppo è certificato ISO 14001 (per la gestione del sistema ambientale) ed il 78% OHSAS 18001 (per la gestione della sicurezza).

La crescente diffusione di tecnologie e modelli di business basati sulla rete che consentono il trasferimento e la condivisione di informazioni sensibili attraverso spazi virtuali (i.e. social media, cloud computing etc.) comporta l’insorgere di situazioni di vulnerabilità informatica a cui anche il Gruppo Prysmian non può che prestare attenzione nella conduzione della propria attività. L’esposizione a potenziali attacchi cyber potrebbe essere dovuta a diversi fattori quali la necessaria distribuzione a livello globale dei sistemi IT, la detenzione di informazioni ad elevato valore aggiunto quali brevetti, progetti di innovazione tecnologica, nonché proiezioni finanziarie e piani strategici non ancora divulgati al mercato, con conseguenti danni economici, patrimoniali e di immagine. La Funzione IT Security di Gruppo, in collaborazione con la funzione Risk Management, svolge periodicamente specifici assessment volti ad identificare eventuali vulnerabilità dei sistemi IT a livello locale e centrale che potrebbero compromettere la continuità del business.

Inoltre, a partire dal 2016, il Gruppo Prysmian ha avviato l’implementazione di un processo strutturato e integrato per la gestione dei rischi connessi alla cyber security che, guidato dalla funzione IT Security di Gruppo e in collaborazione con la funzione Risk Management, si pone l’obiettivo di rafforzare le piattaforme ed i sistemi IT ed introdurre solidi meccanismi di prevenzione e controllo di eventuali attacchi informatici. Si segnala a tal proposito la definizione di una chiara strategia di Information Security che chiarisce la relativa struttura di governance adottata dal Gruppo e gli indirizzi per la gestione del rischio cyber nell’ambito delle architetture informatiche e dei processi aziendali. Un apposito comitato, Information Security Committee, composto dai principali attori coinvolti nella gestione del rischio cyber, è stato nominato con il compito di definire gli obiettivi strategici ed operativi in materia di Cyber Security, coordinare le principali iniziative intraprese, nonché esaminare e approvare policy, procedure ed istruzioni operative. Il Comitato è convocato su base periodica (due volte l’anno) e comunque in caso di eventi rimarchevoli o crisi. Infine, specifiche sessioni di formazione in modalità e-learning sono state erogate a tutto il personale IT del Gruppo con l‘obiettivo di accrescere la sensibilizzazione sul tema.

Rischi legali e di compliance

 

Rischi di compliance a Codice Etico, Policy e Procedure

 

Il rischio di compliance rappresenta genericamente la possibilità di incorrere in sanzioni giudiziarie o amministrative, perdite finanziarie rilevanti o danni reputazionali in conseguenza di violazioni di normative vigenti. Il Gruppo Prysmian, pone in essere una serie di strumenti organizzativi atti a definire i principi di legalità, trasparenza, correttezza e lealtà attraverso cui operare. In particolare, il Gruppo, fin dalla sua nascita, ha adottato il Codice Etico, un documento che contiene le linee guida e i principi etici e di comportamento che tutti coloro che svolgono attività per conto di Prysmian o di sue consociate (compresi i manager, i funzionari, i dipendenti, gli agenti, i rappresentanti, i collaboratori esterni, i fornitori e i consulenti) sono tenuti ad osservare. Il Gruppo, attraverso la Direzione Internal Audit & Compliance, si impegna a vigilare costantemente sull’osservanza e la concreta applicazione di tali regole, non tollerando alcun tipo di violazione.

Tuttavia, nonostante il continuo impegno, l’attenta vigilanza e la periodica sensibilizzazione del personale, non è possibile escludere che in futuro possano verificarsi episodi di comportamenti scorretti in violazione di policy, procedure e Codice Etico e quindi delle normative vigenti, da parte di coloro che svolgono attività per conto di Prysmian, con conseguenti possibili sanzioni giudiziarie, pecuniarie o danni reputazionali anche rilevanti.

L’entrata in vigore nel maggio 2016, del nuovo Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali n. 2016/679 (GDPR - General Data Protection Regulation), che in Italia subentra al “Codice della Privacy” d.lgs. 196/2003, richiede alle aziende che operano nell’Unione Europea di rivedere il proprio modello di gestione della data protection in una nuova prospettiva che soddisfi i requisiti della normativa GDPR. Il processo di adeguamento al nuovo regime dovrà essere compiuto entro il 25 maggio 2018, data oltre la quale si potrebbe incorrere in sanzioni anche di notevole entità.

L’elevato numero di dipendenti e la crescente tendenza all’adozione di un approccio di data management globale (e.g. cloud storage, utilizzo di mobile device, etc.), potrebbe esporre il Gruppo al rischio di ricevere richieste di risarcimento esercitate dai singoli interessati al trattamento dei dati per danni causati dalla violazione delle norme di protezione o di non corretto trattamento dei dati oggetto di tutela, ove non adeguatamente gestiti. Potenziali sanzioni comminate dalle Autorità competenti, nonché danni reputazionali andrebbero altresì stimati come conseguenza del rischio.  

Al fine di minimizzare la potenziale esposizione al rischio, sebbene ad oggi il Gruppo abbia dimostrato la conformità al vigente Codice della Privacy e alle altre normative applicabili, la Direzione Internal Audit & Compliance, con il supporto delle funzioni di business di volta in volta competenti, ha avviato nel corso del 2017 il processo di adeguamento alla nuova direttiva Europea (GDPR), prevedendo in particolare l’analisi del modello organizzativo Privacy, la mappatura dei dati potenzialmente esposti a rischio e la successiva valutazione di eventuali modifiche alle modalità di trattamento dei dati stessi.

Negli ultimi anni il contesto legislativo e regolamentare ha rivolto significati sforzi nella lotta alla corruzione, con una tendenza crescente ad estendere la responsabilità anche alle persone giuridiche, oltre che alle persone fisiche. In relazione alla crescente internazionalizzazione, le organizzazioni si trovano sempre più spesso ad operare in un contesto esposto al rischio di corruzione e a dover ottemperare a molteplici normative in materia, quali il D.Lgs. 231/2001, la Legge Anticorruzione (L. 190/2012), il Foreign Corrupt Practices Act, il UK Bribery Act, etc. aventi il medesimo obiettivo: contrastare e reprimere la corruzione.

Il modello di business del Gruppo, con una presenza globale in oltre 50 paesi e una elevata diversificazione delle applicazioni di prodotto, richiede una continua interfaccia con numerose terze parti (fornitori, intermediari, agenti e clienti). In particolare, nei business Energy (submarine e high voltage) e Oil & Gas, la gestione di grandi progetti internazionali impone di trattenere relazioni commerciali anche in paesi con un potenziale rischio di corruzione (come da Corruption Perception Index), spesso attraverso agenti commerciali locali e pubblici ufficiali.

Il Gruppo Prysmian, pertanto, ha attuato una serie di azioni volte a gestire in via preventiva le tematiche della corruzione; prima fra queste l’adozione di una Anti-Bribery Policy che proibisce sia la corruzione dei pubblici ufficiali che la corruzione dei privati e richiede ai propri dipendenti di attenersi alla stessa, oltre che osservare e rispettare tutte le legislazioni anticorruzione vigenti nei Paesi in cui essi sono impiegati o attivi, nel caso in cui siano più restrittive. Inoltre, specifiche attività di e-learning (training e testing) rivolte a tutto il personale del Gruppo sono periodicamente svolte per sensibilizzare la conformità alle norme in oggetto. Si segnala inoltre che nel corso del 2017, il Gruppo Prysmian, in continuità con gli obiettivi prefissati nel 2016, ha deciso di rafforzare ulteriormente il presidio e l’indirizzo centrale sui temi di Compliance avviando un Anti-Bribery Compliance Program ispirato alle linee guida dettate dalla ISO 37001 “Anti-bribery management systems” del 15 ottobre 2016. Tale programma, oltre a dare un maggiore presidio di controllo nella gestione del rischio corruttivo, è altresì finalizzato a minimizzare il rischio di subire sanzioni a seguito di commissione di reati corruttivi da parte di dipendenti o terze parti. Il cuore dello standard ISO 37001, come noto, è il controllo delle terze parti (fornitori, intermediari, agenti e clienti) attraverso un sistema di due diligence volto a far emergere eventuali criticità o eventi negativi che minino la reputazione dei soggetti terzi con cui il Gruppo Prysmian si interfaccia.

Per un ulteriore dettaglio delle azioni attuate dal Gruppo per prevenire le pratiche di corruzione, si rimanda al all’apposito paragrafo del Bilancio di Sostenibilità dell’Esercizio.

Le norme sulla concorrenza, in tema di accordi restrittivi e di abusi di posizione dominante, hanno ormai assunto un ruolo centrale nella disciplina dell’attività delle imprese operanti in tutti i settori della vita economica. La forte presenza internazionale in più di 50 Paesi assoggetta il Gruppo alle normative Antitrust Europee e di ogni altro Stato del mondo in cui opera, ciascuna con dei risvolti più o meno stringenti in materia di responsabilità civile-amministrativa, nonché penale del soggetto che viola la normativa applicabile. Nell’ultimo decennio, l’attenzione mostrata dalle Autorità Antitrust locali alle attività commerciali intraprese dagli attori del mercato è sempre maggiore, evidenziando inoltre una propensione alla collaborazione internazionale tra le stesse Autorità. Prysmian intende operare sul mercato nel rispetto della disciplina posta a tutela della concorrenza.

In coerenza con le priorità definite nell’ambito del processo ERM, il Consiglio di Amministrazione ha adottato il Codice di Condotta Antitrust che tutti i dipendenti, amministratori e dirigenti del Gruppo sono tenuti a conoscere e osservare nello svolgimento delle proprie attività e nei rapporti con i terzi. Il Codice di Condotta Antitrust è attualmente in corso di aggiornamento e si prevede, nel corso del 2018, la pubblicazione di una nuova versione che enuncerà i principi generali del diritto antitrust che trovano generalmente riscontro nella normativa di settore applicabile nelle diverse giurisdizioni in cui il Gruppo opera. Successivamente verranno predisposti dei documenti di maggiore dettaglio, ciascuno incentrato sulla normativa antitrust specificamente applicabile nei principali paesi in cui il Gruppo opera. Il Codice di Condotta antitrust costituisce parte integrante del programma di formazione e intende fornire un quadro delle problematiche relative all’applicazione della normativa sulla concorrenza comunitaria ed italiana in materia di intese e di abusi di posizione dominante entro cui andranno poi valutate caso per caso le situazioni specifiche. Tale attività, stimolando la conoscenza e accrescendo la responsabilità dei singoli sui doveri professionali derivanti dalla normativa antitrust, rappresenta un ulteriore passo per la definizione di una “cultura antitrust” all’interno del Gruppo. In tale contesto, si segnala che, nel corso del 2017, sono state effettuate sessioni specifiche di training in aula rivolte alla forza vendita del Gruppo, organizzate in collaborazione con docenti e consulenti legali esterni. Contestualmente, sessioni in modalità e-learning sono in corso di pubblicazione sulla intranet aziendale.

Relativamente alle indagini Antitrust tuttora in corso, per il cui dettaglio si rimanda al paragrafo 14.Fondi rischi e oneri delle Note Illustrative del Bilancio consolidato, si segnala che il Gruppo ha costituito un fondo rischi e oneri pari, al 31 dicembre 2017, a circa Euro 163 milioni. Pur nell’incertezza degli esiti delle inchieste in corso e dei potenziali contenziosi promossi dalla clientela in conseguenza della decisione adottata dalla Commissione Europea nell’aprile 2014, così come descritto nelle Note Illustrative (paragrafo 14.Fondi rischi e oneri), si ritiene che tale fondo rappresenti la miglior stima della passività in base alle informazioni ad ora disponibili.

Sensitivity Analysis
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Rischi di pianificazione e reporting
 

I rischi di pianificazione e reporting sono correlati agli effetti negativi che eventuali informazioni non rilevanti, intempestive o non corrette potrebbero comportare sulle decisioni strategiche, operative e finanziarie del Gruppo. Allo stato attuale, in considerazione dell’affidabilità e dell’efficacia delle procedure interne di reporting e pianificazione, tali rischi non sono ritenuti a livello di Gruppo come rilevanti.