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Grazia Vittadini, CTO presso Airbus e straordinaria "Role Model" esterna di Side by Side

Grazia Vittadini (GV) è Chief Technology Officer di Airbus, pioniere a livello internazionale nel settore aerospaziale e leader nella progettazione, produzione e offerta di prodotti, servizi e soluzioni aerospaziali per clienti di tutto il mondo. Il 1° luglio 2019, Grazia Vittadini è stata invitata presso l’HQ di Prysmian Group a Milano come prima “Role Model” esterna di “Side by Side”. Prima di incontrare i nostri Top Manager e altre importanti figure, è stata intervistata da Angela Amodio (AA), Global Diversity & Inclusion Manager di Prysmian Group, cui ha raccontato il suo percorso professionale in Airbus, ponendo l’accento sulla diversità e sull’inclusione e illustrando l’approccio di Airbus a queste tematiche a livello locale e internazionale.

AA: Grazia, le siamo molto grati per aver accettato l’invito. Come sa, due anni fa Prysmian Group ha intrapreso il proprio percorso di Diversity&Inclusion chiamato “Side by Side”. A distanza di due anni, è davvero importante per noi incontrare persone che costituiscono un esempio in questo ambito, questo ci permette di entrare in contatto con diversi stili di leadership e comprendere anche come proseguire nel nostro percorso per diventare leader inclusivi all’interno dell’organizzazione. Mi può raccontare qualcosa in più su di lei e sul suo percorso professionale all’interno di Airbus?

GV: Certo, con piacere. Airbus è leader globale del settore aerospaziale e conta 130.000 persone in più di 180 siti a livello mondiale. In questa azienda che comprende settori quali quelli degli elicotteri, aeroplani, satelliti, lanciatori, sistemi aerei senza pilota montati su droni e piattaforme di mobilità aerea urbana, io occupo la posizione di Chief Technology Officer, in altre parole ho il compito di identificare, accelerare, sviluppare e inserire nei prodotti un’ampia gamma di tecnologie del futuro. In Airbus ho iniziato dal ruolo più in basso, come Design and Stress Engineer, e parliamo di circa 20 anni fa. Da lì ho intrapreso un percorso attraverso ruoli sempre più manageriali. All’inizio avevo un piano: volevo diventare Chief Engineer del nuovo velivolo super leggero. Le cose non sono andate così: mi si sono aperte porte di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza e così, passo dopo passo, ogni posizione che ho assunto ha rappresentato una crescita, portandomi alla mia attuale posizione, ovvero ad essere la prima donna nei 50 anni di storia di Airbus a sedere nell’Executive Committee. Ora sono due le donne presenti nel Committee, la Head of Communications ed io: la parità di genere è quindi aumentata. Ecco, questo è il contesto in cui lavoro.

AA: Crede che essere donna in un settore a predominanza maschile sia un vantaggio o uno svantaggio? Cosa ne pensa?

GV: È una domanda molto interessante perché, ci creda o no, fino a un certo punto della mia carriera non avevo mai considerato il mio genere come parte dell’equazione. Sono nata femmina, alcune considerano essere donna un vantaggio, per altre è uno svantaggio. Non l’ho mai considerato in alcuno dei due modi, anzi, ogni qualvolta qualcuno parlava di “quote rosa” o dell’introduzione di misure speciali per incrementare la percentuale di donne nel settore lo trovavo quasi discriminante e irritante. Poi però, quando ho iniziato ad assumere posizioni di una certa rilevanza, ho cominciato ad avere sempre più visibilità tra le donne presenti in Airbus e anche all’esterno. Così ho iniziato a sentire numerose storie di discriminazioni molto drammatiche accadute alle donne di tutti i settori ed è lì che mi sono resa conto che non poteva continuare in questo modo. Sento di avere il dovere e la responsabilità, anche se nessuno mi ha mai dato questa missione, di assicurarmi che il mondo diventi un posto equo, a iniziare dalla mia azienda.

AA: In quale modo, secondo lei, la diversità è in grado di creare valore all’interno dell’organizzazione? Siamo soliti dire che la diversità è importante, che la diversità è un driver del valore, ma secondo lei, cosa si intende?

GV: Dunque, esistono diversi report che dimostrano che Board misti portano un vantaggio in termini di ROI, in termini di EBIT. Sono molti gli studi che lo confermano. Il punto è che le cose non si stanno muovendo abbastanza velocemente. In alcuni ambiti le dinamiche sono anche positive ma, quando si tratta di determinati ruoli di responsabilità, siamo ancora molto distanti dalla parità di genere e dal dare pari opportunità a tutta la popolazione. Dal mio punto di vista, questo è un lusso che non possiamo più permetterci. Tutti i settori si sforzano per raggiungere l’efficienza, perché dunque dovremmo ignorare il 50% della forza lavoro mondiale? È semplicemente insensato, non solamente contrario all’etica. Che senso ha ignorare una parte significativa dei propri talenti?

AA: Sì. E credo anche che ci siano molte teorie, come stava dicendo, relativamente al valore della diversità nella redditività, il valore della diversità in termini di imprenditorialità. Esistono molti studi sulla diversità e sul valore che questa può offrire alle organizzazioni, ma credo che nel suo ruolo lei abbia spesso sperimentato il ruolo della diversità anche come driver di innovazione, che rappresenta un altro tema molto importante. È così? E nel caso lo sia, come lo applica nella quotidianità lavorativa con il suo team e i suoi collaboratori?

GV: Certo, è così. C'è una citazione che mi piace molto e che parla di come il nostro vantaggio competitivo consista proprio nel fatto di avere un team con profili diversificati e provenienti da background diversi. Questo ci permette sia di poter contare sulla proposta di idee diverse, sia di far sì che le idee che scegliamo siano messe in discussione da persone con prospettive leggermente differenti, aiutandoci così a inserire effettivamente nei nostri prodotti le tecnologie più innovative, assicurandoci un vantaggio competitivo sui nostri competitor. Quando ho chiesto chi l’avesse detto, e di solito si pensa che siano parole di Elon Musk o comunque un imprenditore, mi è stato detto che erano le parole di Roger Béteille, recentemente scomparso, purtroppo. Classe 1923, uno dei fondatori della nostra azienda, che agli inizi consisteva in un piccolo gruppetto di ingegneri e si confrontava con un mercato dominato dai nostri competitor. Abbiamo iniziato da zero, dal nulla e ora abbiamo il 50% del mercato mondiale in termini di vendite e capillarità. Si tratta quindi di un qualcosa che è scritto nel profondo del DNA della nostra azienda ed è un qualcosa che dobbiamo continuare a trasmettere. Dobbiamo continuare a ricordare a noi stessi che il nostro spirito pionieristico e innovativo è alimentato in maniera imprescindibile dalla diversità di pensiero, background e idee e dalla loro fusione all’interno di soluzioni realmente innovative. Scegliere un'unica via, in cui tutte le persone pensano allo stesso modo, hanno frequentato le stesse scuole e hanno la stessa formazione è un tipo di processo molto sterile, e non sto dicendo che sia facile. Gestire la diversità è estremamente difficile perché non esiste un approccio unico che possa andare bene in tutti i casi, ma come manager, come leader di un team diversificato, è necessario adattare il proprio stile di volta in volta, perché il team può aver bisogno di attitudini diverse e approcci differenti, e quindi è necessario mediare e moderare costantemente.

AA: Sì, richiede anche molta pazienza.

GV: Pazienza, energia, rispetto delle regole. Si ha il dovere di dissentire e discutere in modo rispettoso e costruttivo. E quindi non è facile, per nulla.

AA: Apprezzo quello che ha detto perché in Prysmian Group stiamo cercando di sviluppare la diversità in termini sia di diversità di genere ovviamente, e infatti lei è qui in veste di esempio di questo aspetto della diversità, ma anche in termini di diverso background culturale, che è un tema molto importante per le nostre aziende a vocazione tecnica, senza dimenticare infine la diversità di età e generazione, che rappresenta un’altra grande sfida per tutte le aziende di oggi. Grazie al ruolo che ricopro ho capito che la diversità è di fatto un impegno quotidiano. Se si vuole rendere un’organizzazione più diversificata e inclusiva, è necessario impegnarsi duramente ogni giorno per affrontare questa sfida, questo percorso, in cui tutti hanno un proprio ruolo. Nessuno è escluso da questo processo. Qual è il suo contributo alla diversità e all’inclusione all’interno della sua azienda? Nel suo contesto lavorativo lei è una delle figure apicali e a livello operativo può contare sulla sua leadership e sulla sua posizione. Come opera nel quotidiano?

GV: Come ha giustamente sottolineato prima, Airbus ha da sempre organizzato molte iniziative focalizzate sui numerosi aspetti differenti della diversità, ma è stato solamente 3-4 anni fa che il tutto è stato inserito in un unico quadro di riferimento. È stato istituito un Inclusion and Diversity Steering Board che si occupa di numerose iniziative. Alcune sono esclusivamente a livello locale, altre sono più trasversali e trattano aspetti relativi alla diversità di genere e all'internazionalizzazione. Un altro fattore che stiamo prendendo sempre più in considerazione e che promuoviamo è la diversità LGBT. Esistono davvero molte iniziative dedicate a questa tematica che partono dal basso e quindi, insieme all’Inclusion and Diversity Steering Board, abbiamo cercato di strutturarle definendo un quadro in cui ci sia la libertà di sviluppare le proprie idee e portarle avanti, istituendo al contempo KPI molto elevati a livello aziendale e assegnando la responsabilità ai manager. Ad esempio, KPI relativi al genere, non nel senso di quote rosa, ma volti ad assicurare che ogniqualvolta si apre una posizione di leadership ci sia sempre quantomeno una donna inclusa nel processo di presentazione delle candidature. Non c’è alcuna ragione per non incoraggiare la parità di genere, soprattutto quando ci si rivolge all’esterno, per cercare specificatamente determinati profili. Un’altra tematica rilevante è l'internazionalizzazione, nell’ambito della quale cerchiamo ad esempio manager di altissimo livello che fungano da mentori per i colleghi degli altri continenti nell’ottica di promuovere questo tipo di scambio e ogni qualvolta visitiamo gli altri paesi, organizziamo spesso “Talent Breakfast” o eventi nei quali abbiamo la possibilità di confrontarci con i talenti di altre regioni. Si tratta dunque di un portafoglio di iniziative ampio e diversificato e ritengo sia di fondamentale importanza far passare il messaggio che l’inclusione e la diversità non sono tematiche esclusive dell’HR. È una responsabilità che riguarda tutti, proprio come la qualità, e come manager è necessario assumersi la propria responsabilità e impegnarsi a fondo, perché il percorso non è semplice.

AA: La ringrazio infinitamente per essere qui. Grazia oggi sarà a Milano, nella nostra sede principale, e incontrerà i nostri Top Manager e alcuni dei loro riporti, quindi alcuni dei Key Manager dell’HQ. Insieme a lei stiamo organizzando degli incontri con alcune figure che possano essere un esempio, in quanto vogliamo condividere esperienze differenti, visioni diverse, altre tipologie di background in termini di diversità e inclusione. L’incontro con Grazia è stato organizzato nell’ambito dell'iniziativa “Side by Side”, ovvero il nostro programma globale per la diversità e l’inclusione. Oltre a questo programma globale, organizziamo anche molte iniziative locali perché il tema della diversità riguarda da vicino anche il territorio, dove è molto complesso approcciarsi alla diversità partendo da una prospettiva globale. A livello internazionale il nostro impegno è solido, come lo è l’engagement, ma puntiamo anche all’empowerment delle persone nel contesto locale affinché possano avviare le loro iniziative e i loro piani d’azione. Stiamo inoltre considerando l’idea di organizzare questi tipi di incontri con i “Role Model” anche in Nord America e America Latina, quindi al di fuori dell’Europa, perché la prospettiva cambia completamente a seconda del luogo in cui ci si trova. Grazia, la ringrazio molto per essere stata qui oggi.

 

GV: È stato un piacere, grazie a voi.

 

Grazia Vittadini è stata nominata Chief Technology Officer (CTO) e membro dell’Executive Committee di Airbus con decorrenza 1 maggio 2018.

È inoltre Consigliere dell’Airbus Foundation Board e membro dell’Inclusion and Diversity Steering Committee.

Laureata in Ingegneria Aeronautica, si è specializzata in Aerodinamica presso il Politecnico di Milano.

Fonte: https://www.airbus.com/company/corporate-governance/grazia-vittadini.html

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